Barcellona P.G.: L’omicidio di Raisa. Rinviato a giudizio Michelangelo Corica. Prima udienza il 17 giugno

Il Gup del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto EUGENIO FIORENTINO ha rinviato a giudizio, davanti alla Corte d’Assise di Messina con prima udienza il 17 giugno, il barcellonese MICHELANGELO CORICA (foto in alto), in passato d.j., accusato di omicidio. Lo scorso 13 marzo la Cassazione ha riqualificato il reato contestato inizialmente, da omicidio doloso a colposo e disponendo la scarcerazione dell’uomo ma adesso la Procura ha ribadito l’accusa di omicidio doloso in relazione alla morte dalla badante russa RAISA KISELEVA, avvenuta il 7 luglio 2025. Il servizio…

Il Gup del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Eugenio Fiorentino, su richiesta del Procuratore Giuseppe Verzera e della sostituta procuratrice Veronica De Toni che ha coordinato le indagini preliminari, ha rinviato a giudizio, davanti alla Corte d’Assise di Messina, il barcellonese Michelangelo Corica, 60 anni, in passato apprezzato d.j., accusato di omicidio. Lo scorso 13 marzo la Cassazione ha riqualificato il reato contestato inizialmente, da omicidio doloso a colposo e disponendo la scarcerazione dell’uomo.

Il processo inizierà il 17 giugno prossimo e al Corica sono state imputate nuovamente, a seguito dell’impugnazione del provvedimento di annullamento nei termini da parte della Procura di Barcellona, della decisione del Tribunale del Riesame, le contestazioni originarie di omicidio doloso e non più l’ipotesi di semplice omicidio colposo per come avevano stabilito i giudici del Tribunale del Riesame sulla base delle linee guida dalla Suprema Corte.

LA VICENDA

La vicenda riguarda la morte della badante russa Raisa Kiseleva, 75 anni, deceduta il 7 luglio 2025 e ritrovata senza vita cinque giorni dopo, il 12 luglio, nel greto del torrente Longano, a breve distanza dall’abitazione dell’indagato, a Barcellona. Per il decesso della donna, a Michelangelo Corica veniva contestato il reato di omicidio volontario aggravato e l’omissione di soccorso. Si tratta dello stesso reato per il quale, secondo l’accusa, l’imputato era chiamato a rispondere con l’aggravante della relazione affettiva, familiare o comunque stabile e con un’ulteriore aggravante comune, riferita ai casi in cui il delitto viene commesso approfittando di circostanze tali da rendere la vittima più debole o incapace di difendersi.

Il luogo del ritrovamento del corpo della donna (foto a dx nella carta di identità)

Nelle motivazioni del provvedimento della Cassazione dello scorso 13 marzo si sottolinea come l’uomo avesse con la donna una convivenza discontinua e che, dagli elementi esaminati, non emergessero «i presupposti per sostenere, neppure con il grado di probabilità richiesto in sede cautelare, e soprattutto, la configurabilità del dolo eventuale. I giudici hanno richiamato i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di elemento soggettivo del reato», osservando come «la condotta attribuita all’indagato, pur gravemente imprudente, dovesse essere ricondotta alla violazione di regole cautelari di comune prudenza e non all’accettazione consapevole del rischio dell’evento mortale». Tanto che all’imputato è stata contestata la sola ipotesi di reato di omicidio colposo, annullando allo stesso tempo l’ordinanza di omicidio volontario.

Secondo quanto contestato nel capo d’imputazione al disc-jockey veniva attribuito l’omicidio volontario della donna, commesso il 7 luglio dello scorso anno, con l’aggravante di avere agito nei confronti di una persona legata da una relazione affettiva e con l’ulteriore aggravante di aver approfittato delle circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa. In particolare, il fatto sarebbe avvenuto in orario notturno, in un luogo isolato e ai danni di una persona in stato di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze alcoliche. Secondo la ricostruzione degli eventi, il 7 luglio 2025 il Corica avrebbe invitato la donna a seguirlo presso la sua abitazione ma al suo rifiuto un contatto tra i due avrebbe fatto perdere l’equilibrio alla russa, che era seduta sul muretto di un torrente. La caduta nel corso d’acqua avrebbe provocato gravi ferite e, nonostante la situazione di grave pericolo per la vita della badante, l’uomo non le avrebbe prestato soccorso, allontanandosi senza aiutarla.

            g.l.

Edited by, giovedì 9 aprile 2026, ore 7,45. 

(Visited 187 times, 1 visits today)