Capo d’Orlando: Bocciata la mozione di intitolazione a Sergio Ramelli. La maggioranza non conosce la storia

Non vedono l’ora che ci siano le elezioni amministrative parecchi cittadini di Capo d’Orlando per liberarsi degli attuali consiglieri o di buona parte di loro. Oltre al (non) attivismo, il gruppo di maggioranza ha dimostrato di non conoscere la storia bocciando, in aula, la proposta della minoranza di intitolare qualcosa al militante missino SERGIO RAMELLI (foto in alto), ucciso dai comunisti di Avanguardia Operaia (in 8 contro 1…) nel 1975 a Milano. Come sono lontani i tempi di ENZO SINDONI, RENATO LO PRESTI e SALVATORE MANTINEO, tre veri uomini di destra che sono stati a Palazzo Europa. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Non sono molti, per non dire pochi, i cittadini di Capo d’Orlando che ricordano, a memoria, i nomi dei consiglieri comunali in carica, eletti alle elezioni amministrative dell’ottobre 2021 e ancora in carica sino alla primavera 2027 quando si tornerà alle urne. Poche cose fatte, pochi acuti, poche apparizioni, poco tutto. E anche quello di non conoscere la storia, almeno per il gruppo di maggioranza che, in maniera indegna, nell’ultima seduta del consiglio comunale, convocata lo scorso 13 ottobre dal presidente Cristian Gierotto, ha deciso, giustamente, che sia intitolata una struttura al compianto Nunzio Guido (per regolamento dovrà essere la giunta a firmare la delibera, vedere servizio postato in archivio ndr) ma ha bocciato la mozione, presentata dal consigliere Sandro Gazia (primo firmatario) e sottoscritta dai consiglieri Linda Liotta, Renato Mangano e Giuseppe Truglio, tutti del gruppo di minoranza “CambiAmo Capo”, volta ad avviare l’iter per intitolare una via, piazza o un giardino cittadino, alla memoria di Sergio Ramelli, il giovane camerata milanese ucciso nel 1975 a seguito di un’aggressione politica durante gli anni di piombo.

IL FATTO

L’omicidio di Sergio Ramelli fu un crimine commesso a Milano nel 1975. La vittima fu uno studente milanese di 18 anni, militante del Fronte della Gioventù, formazione politica giovanile del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, aggredito il 13 marzo di quell’anno da alcuni militanti della sinistra extra-parlamentare legati ad Avanguardia Operaia: Marco Costa, Giuseppe Ferrari Bravo, Claudio Colosio, Antonio Belpiede, Brunella Colombelli, Franco Castelli, Claudio Scazza e Luigi Montinari.

Il giovane Ramelli, a causa dei traumi riportati, morì il 29 aprile, oltre un mese e mezzo dopo l’aggressione (in 8 contro 1). I responsabili furono identificati dieci anni dopo l’accaduto e, dopo un’iniziale condanna per omicidio preterintenzionale in primo grado, furono riconosciuti colpevoli di omicidio volontario al termine dei tre gradi di giudizio del processo, durato dal 1987 al 1990.

LA PROPOSTA IN AULA

La proposta, discussa nella seduta ordinaria nell’aula consiliare “Falcone e Borsellino”, non ha ottenuto il consenso: 3 voti favorevoli del gruppo di minoranza proponente e 9 contrari del gruppo di maggioranza che hanno sancito la bocciatura dell’atto di indirizzo. Come noto, infatti, una mozione non è una interrogazione ma un atto che, per transitare in aula, necessita dei voti della maggioranza, almeno di 2/3 dei presenti.

Nel documento presentato, i consiglieri firmatari avevano ricordato la vicenda di Ramelli come “una delle più dolorose della storia nazionale”, simbolo delle tensioni ideologiche e della violenza che segnarono gli anni ‘70. La mozione intendeva riconoscere «il valore universale di una vita spezzata dalla violenza» e promuovere «una memoria condivisa, al di là delle appartenenze politiche». Il consigliere Sandro Gazia, illustrando la proposta, ha sottolineato come l’intitolazione non volesse rappresentare un atto di parte ma un gesto “di coraggio e di riconciliazione”, volto a ricordare tutte le vittime dell’intolleranza politica. Il dott. Gazia ha anche annunciato un emendamento volto a includere la figura di Walter Rossi, giovane militante di sinistra ucciso nel 1977, con l’intento di rendere l’iniziativa “bipartisan”. «La ragione o il torto non stanno mai da una sola parte – ha affermato Gazia – ma si tratta di mettere in atto gesti che richiedono coraggio e senso di comunità».

IL DIBATTITO

Nel corso del dibattito non sono mancati interventi critici nei confronti della mozione. Il consigliere Felice Scafidi, capogruppo della Lega- Salvini Premier, ha proposto una diversa impostazione: non una via intitolata a singole vittime ma «una targa o uno spazio pubblico dedicato a tutte le vittime della violenza politica, senza distinzioni né eccezioni». “Oggi più che mai – ha dichiarato Scafidi – serve una memoria vera, onesta e inclusiva. Intitolare spazi pubblici a singole figure rischia di riaprire ferite che dovremmo invece sanare”.

Sulla stessa linea l’assessore Carmelo Galipò che ha espresso il timore che “iniziative di questo tipo possano alimentare divisioni ideologiche in una società già attraversata da tensioni e linguaggi d’odio”. Galipò ha comunque ribadito la necessità di promuovere una memoria condivisa: «Potrei essere d’accordo nel dedicare una via a tutte le vittime di violenza ma non a singoli nomi che rischiano di polarizzare». Anche il presidente del consiglio, Cristian Gierotto, ha invitato alla prudenza, apprezzando il tentativo di superare le contrapposizioni ma esprimendo perplessità sull’individuazione di figure specifiche: «Richiamare il concetto di memoria condivisa sì ma scegliere i nominativi no: sarebbe divisivo».

La consigliera Linda Liotta, tra i firmatari della mozione, ha voluto riportare la discussione al senso più profondo del gesto: «L’intento era anche quello di lanciare un messaggio ai giovani, spesso spettatori o protagonisti inconsapevoli di nuove forme di violenza. Parlare di politica e memoria può servire a far nascere un confronto serio e rispettoso delle idee». Pur prendendo atto della bocciatura della mozione, il consigliere Gazia ha ribadito la volontà di proseguire sulla strada del dialogo e della condivisione: «Il confronto di questa sera (13 ottobre scorso il riferimento ndr) dimostra che, anche attraverso il dissenso, possiamo costruire ponti di comprensione. Potremmo valutare l’ipotesi di uno spazio dedicato a tutte le vittime della violenza politica, come segno di unità».

La seduta del consiglio comunale di Capo d’Orlando si è così chiusa con un voto che respinge la mozione per l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli ma che rilancia un tema profondo: come ricordare le ferite della storia senza riaprirle, come fare memoria senza contrapposizioni, come insegnare alle nuove generazioni che il dissenso è legittimo, ma la violenza non lo è mai.

E viene da sorridere al pensiero di come Renato Lo Presti, e lo stesso Enzo Sindoni – e ancor prima Salvatore Mantineo –, in consiglio comunale avrebbero argomentato proposta, decisione, votazione e prese di posizione. Altre storie e altri tempi. Per ricordare che il compianto Renato Lo Presti è stato il leader, per anni, oltre che consigliere comunale di partito (1085-1990), del M.S.I. Enzo Sindoni fu candidato, sfiorando il seggio, alle elezioni provinciali del 1985 a 22 anni nella lista del M.S.I. e Salvatore Mantineo è stato un altro alfiere del M.S.I. sin dagli anni ‘70: loro sì hanno rappresentato la storia, quella sconosciuta ai consiglieri di maggioranza attuali di Capo d’Orlando.

Edited by, mercoledì 29 ottobre 2025, ore 15,32. 

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