
È morto il boss palermitano GERLANDO ALBERTI jr. (foto in alto), 78 anni, che fu condannato all’ergastolo per l’omicidio della stiratrice di Saponara GRAZIELLA CAMPAGNA, avvenuto esattamente 40 anni fa come in questi giorni. L’uomo da tempo era malato e si era trasferito da Falcone a Palermo per questo. All’ultimo processo celebrato per l’assassinio di Graziella Campagna fu condannato all’ergasolto insieme al suo gregario GIOVANNI SUTERA, tutt’ora detenuto. Il servizio con la ricostruzione della vicenda dalla quale è stato realizzato anche un film su Rai Uno…
GIUSEPPE LAZZARO
È morto il boss palermitano Gerlando Alberti jr., 78 anni, che fu condannato all’ergastolo per l’omicidio della stiratrice di Saponara Graziella Campagna, avvenuto esattamente 40 anni fa come in questi giorni. L’uomo da tempo era malato e si era trasferito da Falcone a Palermo per questo. Albert jr. era nipote del boss palermitano Gerlando Alberti, inteso “u paccarè”. All’ultimo processo celebrato per l’assassinio di Graziella Campagna, Alberti fu condannato all’ergastolo insieme al suo gregario Giovanni Sutera.
LA VICENDA

Il 12 dicembre 1985, dopo avere finito di lavorare, Graziella Campagna (foto sopra), 17 anni, che faceva la stiratrice presso una lavanderia di Villafranca Tirrena, va come di consueto ad aspettare l’autobus che l’avrebbe portata a casa, nella vicina Saponara, che stavolta non prenderà. Il ritardo mette in allarme la madre perché Graziella era solita tornare allo stesso orario.
Nessuno riesce a trovarla. Inizialmente si pensa ad una “fuitina” (una scappatella con un ragazzo) ma l’ipotesi non regge in quanto l’unica persona che poteva avere progetti con lei era in quel momento a casa con la famiglia e lei lì non c’era. Il maresciallo presente in quel momento in caserma però è così convinto dell’ipotesi della scappatella che si prende un giorno di riposo. Testimoni affermarono che Graziella quella sera salì su un’auto molto tranquillamente, quindi con qualcuno alla guida di sua conoscenza e di cui si fidava. Ciò parve ugualmente molto strano ai familiari, visto che la sua cerchia di conoscenze era molto ristretta.
Due giorni dopo il corpo della ragazza fu ritrovato a Forte Campone – vicino a Villafranca Tirrena – e riconosciuto dal fratello, Pietro Campagna, carabiniere in servizio a Reggio Calabria. Graziella aveva cinque ferite d’arma da fuoco, rivelatasi una lupara calibro 12 che sparò da non più di due metri di distanza dalla vittima. Le ferite erano sulla mano e sul braccio (con cui probabilmente tentò di proteggersi), all’addome, alla spalla e alla testa.
I processi seguenti andarono avanti a rilento. Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, il suo guardaspalle anche noto come Giovanni Lombardo, vennero rimandati a giudizio il 1º marzo 1990 dopo che fu scoperto che i due, latitanti al tempo del tragico fatto, erano nascosti a Villafranca con false generalità e false attività (uno si spacciava come ingegnere, l’altro come geometra). Il movente fu che Alberti avesse voluto uccidere la ragazza perché a conoscenza del suo vero nome, dopo avere trovato un’agendina nella tasca di un pantalone che la ragazza aveva stirato e, quindi, potenzialmente una minaccia ma venne giudicata debole dal giudice del Tribunale di Messina Marcello Mondello il 28 marzo 1990. Sei anni dopo, nel 1996, la trasmissione tv “Chi l’ha visto?”, su Rai Tre, riportava il caso agli occhi del grande pubblico. Vennero indagati per favoreggiamento anche Franca Federico, titolare della lavanderia dove lavorava Graziella, suo marito, Francesco Romano, sua cognata Agata e suo fratello Giuseppe Federico.
Il 17 dicembre 1996 l’Associazione antimafia “Rita Atria” di Milazzo e il Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina, presentarono il primo dossier sull’omicidio Campagna: “Graziella Campagna a 17 anni vittima di mafia”. Pochi mesi più tardi il dossier diventò un libro dal titolo “Graziella Campagna a 17 anni vittima di mafia, storie di trafficanti, imprenditori e giudici nella provincia dove la mafia non esiste” (Armando Editore). Le due associazioni, insieme alle scuole di tutto il comprensorio (Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Santa Lucia del Mela, Villafranca Tirrena), si schierano accanto alla famiglia.
L’11 dicembre 2004 vengono giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo sia Alberti sia Sutera, mentre Franca e Agata vengono condannate a 2 anni di penitenziario. Tutti gli altri vengono invece prosciolti.
Gerlando Alberti uscirà di prigione il 4 novembre 2006 per via del ritardo con cui venne depositata la sentenza. Lui e Sutera saranno comunque ricondannati all’ergastolo il 18 marzo 2008 dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Messina. Il 18 marzo 2009 la Cassazione respinse il ricorso dei due imputati, riconfermando entrambi gli ergastoli e rendendoli definitivi.
La vicenda di Graziella Campagna è diventata anche un film su Rai Uno dal titolo “La vita rubata” con protagonisti Beppe Fiorello nei panni del fratello carabiniere di Graziella e la vittima interpretata da Larissa Volpentesta.
Edited by, giovedì 4 dicembre 2025, ore 14,34.