Eseguite 5 misure cautelari per la gestione illecita dei rifiuti tra Pace del Mela, Messina e Villafranca Tirrena

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza del Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della DDA, nei confronti di cinque persone gravemente indiziate di avere gestito, in concorso e a vario titolo, un’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti. Per gli indagati sono stati adottati tre divieti di esercitare attività imprenditoriali, un obbligo di firma e un obbligo di dimora nel comune di residenza, per periodi compresi tra sei e dodici mesi. L’area interessata è compresa tra Pace del Mela, Messina e Villafranca Tirrena. Lo scorso 23 settembre c’erano stati dei sequestri (vedere servizio postato il 26 settembre con i nomi dei 22 indagati sul link News). Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza del Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di cinque persone gravemente indiziate di avere gestito, in concorso e a vario titolo, un’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti.

Il provvedimento arriva dopo il sequestro, eseguito lo scorso 23 settembre, di tre complessi aziendali, automezzi commerciali, terreni e disponibilità finanziarie per circa 115.000 euro, ritenute riconducibili al profitto del reato. Le misure cautelari sono state disposte al termine degli interrogatori preventivi e della valutazione degli elementi raccolti dagli investigatori. Per gli indagati sono stati adottati tre divieti di esercitare attività imprenditoriali, un obbligo di firma e un obbligo di dimora nel comune di residenza, per periodi compresi tra sei e dodici mesi.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Messina e condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno ricostruito un sistema di smaltimento illecito di rifiuti in otto siti non autorizzati nei comuni di Pace del Mela, Messina e Villafranca Tirrena. In alcuni casi, secondo quanto emerso, i terreni utilizzati sarebbero appartenuti a imprenditori terzi, che avrebbero agevolato l’attività. Secondo l’ipotesi investigativa, il sistema avrebbe consentito di ridurre i costi e massimizzare i profitti attraverso la gestione ripetuta e non autorizzata dei rifiuti raccolti nel territorio messinese, senza rispettare le norme ambientali e con potenziali conseguenze per il territorio.

Edited by, martedì 13 ottobre 2026, ore 12,23.

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