
Tre condanne e due assoluzioni sono state disposte dal giudice monocratico del Tribunale di Patti UGO DOMENICO MOLINA a conclusione del processo di primo grado nei confronti di cinque imputati accusati, a vario titolo, di sequestro di persona, furto, detenzione illegale di arma e atti persecutori per fatti avvenuti a Ficarra nel dicembre 2021. Foto in alto: BIAGIO SALVATORE BORGIA, di Militello Rosmarino, che ha riportato la condanna più alta a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Tre condanne e due assoluzioni sono state disposte dal giudice monocratico del Tribunale di Patti Ugo Domenico Molina a conclusione del processo di primo grado nei confronti di cinque imputati accusati, a vario titolo, di sequestro di persona, furto, detenzione illegale di arma e atti persecutori per fatti avvenuti a Ficarra nel dicembre 2021.
Il giudice ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione Biagio Salvatore Borgia, 40 anni, di Militello Rosmarino; a 2 anni (pena sospesa) Sebastiano Conti Mammamica, 53 anni, originario dello stesso centro militellese per la sola accusa di sequestro di persona, ed a 1 anno e 5 mesi Andrea Agliolo Quartalaro, 30 anni, domiciliato a Capo d’Orlando, per la detenzione illegale dell’arma.
Sono state assolte, dall’accusa di atti persecutori, perché il fatto non sussiste, due donne di Militello Rosmarino: si tratta di Samanta Paterniti, compagna del Borgia e Santina Borgia, sorella dello stesso Biagio Salvatore, entrambe di 35 anni, difese dall’avvocato Laura Todaro che assisteva anche Biagio Salvatore Borgia. Sempre per la sola accusa di atti persecutori, i tre imputati condannati sono stati anche loro assolti mentre sono stati assolti per il furto del fucile il Conti Mammamica, difeso dall’avvocato Fabio Armeli Iapichino e Agliolo Quartalaro, assistito dall’avvocato Alessandro Nespola.
LA VICENDA
Il 7 marzo 2022 i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Patti e della Stazione di Ficarra diedero esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Patti Andrea La Spada, nei confronti di tre persone per sequestro di persona pluriaggravato, furto pluriaggravato, detenzione illegale di arma comune da sparo e atti persecutori. In carcere venne ristretto Biagio Salvatore Borgia mentre agli arresti domiciliari andò Sebastiano Conti Mammamica. Obbligo di dimora e divieto di uscire da casa nelle ore notturne per Samanta Paterniti. Nell’indagine figuravano Andrea Agliolo Quartalaro e Santina Borgia per i quali, però, il giudice non aveva emesso alcuna misura cautelare. Il provvedimento restrittivo trasse origine nel dicembre 2021 allorquando due anziani cacciatori avevano raggiunto un agro del Comune di Ficarra per una battuta di caccia. Nella circostanza uno di essi, di 67 anni, disunitosi momentaneamente dal compagno dopo aver abbattuto ed eviscerato un suino che si stava pericolosamente avvicinando a loro, veniva bloccato da cinque soggetti sopraggiunti in zona che, recriminando per l’uccisione del predetto animale, gli impedivano la fuga. Inizialmente all’uomo veniva sottratta la chiave dell’autovettura in suo uso e imposto di prendere parte ad una videochiamata con un soggetto che gli veniva indicato come il presunto proprietario del maiale ucciso che, nel corso del colloquio, avanzava veementi lamentele e minacce.
Alle resistenze opposte l’anziano cacciatore veniva costretto a salire a bordo della propria autovettura sulla quale prendeva posto anche uno dei cinque soggetti intervenuti, che lo costringeva a percorrere diverse decine di chilometri per raggiungere l’abitazione dell’uomo che, poco prima, si era dichiarato proprietario del suino, specificando di essere impossibilitato a recarsi a Ficarra perché sottoposto agli arresti domiciliari (si trattava di Biagio Salvatore Borgia). Il tutto avveniva sotto lo stretto controllo degli occupanti il veicolo che seguiva a bordo della quale viaggiavano gli ulteriori componenti del gruppo di aggressori. Condotto innanzi al presunto proprietario dell’animale, l’anziano veniva trattenuto contro la propria volontà per circa due ore in un’abitazione, minacciato per l’accaduto e al contempo costretto a fornire informazioni circa l’identità del proprio compagno di caccia, richiesta a cui l’uomo aderiva solo parzialmente. Una volta rilasciato, l’anziano cacciatore raggiungeva l’abitazione del proprio amico e, dopo averlo informato dell’accaduto, lo invitava a riprendersi il fucile di sua proprietà che, prima di allontanarsi momentaneamente, aveva riposto nella propria autovettura.
Nella circostanza i due amici riscontravano che la predetta arma era stata trafugata dall’abitacolo dell’autovettura dagli aguzzini dell’uomo, nel momento in cui questi era costretto a permanere nell’abitazione. I fatti così come sopra esposti venivano denunciati nell’immediato ai carabinieri della Stazione di Ficarra che avviavano approfondite indagini, in sinergia con il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Patti. Sin da subito le progressioni investigative consentivano di delineare, anche per sua stessa ammissione, la leadership del presunto proprietario del maiale ucciso (il Borgia) che, con fermezza e determinazione, assurgendo al ruolo di mandante in ogni fase, si avvaleva degli altri componenti del gruppo a lui assoggettati, per la materiale esecuzione di quanto da lui impartito.
Infatti, al di là della grave condotta già sopra delineata, Biagio Salvatore Borgia, avvalendosi delle predette persone a lui vicine e di conoscenti delle vittime, nei giorni seguenti dava inizio ad una vera e propria attività vessatoria finalizzata a risalire all’identità dell’ulteriore componente della battuta di caccia e al risarcimento del presunto patito danno, anche in relazione ad asserite precedenti uccisioni di maiali di sua proprietà, mai denunciate alle autorità. In particolare, l’attività persecutoria si estrinsecava attraverso minacce e molestie realizzate dagli indagati mediante due spedizioni “para-punitive” finanche presso i rispettivi domicili delle vittime, molteplici telefonate e un’incessante opera di intermediazione condotta attraverso diversi conoscenti delle vittime, al fine ultimo di costringere anche il secondo anziano cacciatore a recarsi al suo cospetto, poiché intenzionato ad ottenere il risarcimento del danno lamentato.
Tale estenuante condotta cagionava ai malcapitati un fondato timore per la incolumità propria e dei rispettivi familiari, derivante soprattutto dalla forza di intimidazione prodotta dal sequestro di persona eseguito in danno dell’anziano cacciatore. Nel corso dell’intervento finalizzato alla esecuzione della misura cautelare disposta dall’Autorità Giudiziaria, furono eseguite diverse perquisizioni, anche in zone diverse dalle abitazioni dei destinatari del provvedimento restrittivo, che permisero di rinvenire, in un’area rurale e nella disponibilità di uno degli iniziali indagati, l’arma asportata nel dicembre 2021 al cacciatore.
Edited by, martedì 14 luglio 2026, ore 12,53.