Gli affari dell’ex boss ed ex pentito: Bisognano condannato a 4 anni e 7 mesi. Condannati i fratelli Giardina

Il processo sugli affari dell’ex boss di Mazzarrà Sant’Andrea che poi era diventato collaboratore di giustizia, CARMELO BISOGNANO (foto in alto) e dei fratelli di Patti ANTONINO e DAVIDE GIARDINA, si è concluso con tre condanne ma solo per l’accusa di intestazione fittizia di beni in quanto è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta. La sentenza è stata emessa dal collegio giudicante del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e con l’operazione che era scattata il 29 luglio 2025. Condannati Bisognano a 4 anni e 7 mesi e i fratelli Giardina a 2 anni e 5 mesi Antonino e a 2 anni (pena sospesa e remissione in libertà) Davide. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Il processo sugli affari dell’ex boss di Mazzarrà Sant’Andrea che poi era diventato collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano e dei fratelli di Patti Giardina, si è concluso con tre condanne ma solo per l’accusa di intestazione fittizia di beni in quanto è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta. La sentenza è stata emessa dal collegio giudicante del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (presidente Antonino Orifici, a latere Maria Spina e Maria Cristina Polimeni).

Nel dettaglio condannati a 4 anni e 7 mesi di reclusione Carmelo Bisognano, a 2 anni e 5 mesi Antonino Giardina e a 2 anni il fratello Davide Giardina al quale è stata concessa anche la pena sospesa ed è tornato in libertà. Il Tribunale ha disposto anche la confisca dei beni sequestrati ad accezione del capitale sociale e del compendio aziendale della società Pretoria srl, di alcuni terreni, di un impianto di frantumazione e conti correnti e altro disponendo la restituzione agli aventi diritto.

La sentenza è arrivata al termine di una lunga udienza. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Piero Vinci, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Messina che ha gestito l’inchiesta con il pm Fabrizio Monaco, aveva chiesto la condanna per tutti e tre gli imputati che sono stati difesi dall’avvocato Pinuccio Calabrò per i fratelli Giardina e dall’avvocato Fabio Repici per Bisognano.

L’OPERAZIONE

L’operazione era scattata poco meno di un anno fa, il 29 luglio 2025. Furono tre gli arresti, a seguito del provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Messina nell’ambito di una indagine coordinata dalla DDA di Messina e delegata ai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto che documentarono la perdurante operatività di Carmelo Bisognano, sino al 2010 capo del clan dei “Mazzarroti”, già collaboratore di giustizia che, avvalendosi dei fratelli pattesi Giardina, avrebbe esercitato ingerenze nelle attività economiche ed imprenditoriali nel territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, imponendosi nel settore del movimento terra, talvolta con “agganci” negli uffici tecnici dell’Ente comune. In carcere finirono Bisognano e Antonino Giardina mentre ai domiciliari andò Davide Giardina.

I fatti contestati risalgono al luglio 2023 e si sarebbero protratti nel corso del 2024. L’attività investigativa aveva accertato l’attribuzione fittizia a un indagato, incensurato, di una impresa edile, in realtà gestita dal Bisognano insieme al fratello i quali, prodigandosi per ottenere l’assegnazione di appalti da parte del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, avrebbero lucrato sull’affidamento dei medesimi lavori pubblici. L’esponente della criminalità organizzata mafiosa e l’altro co-indagato 36enne avrebbero di fatto gestito l’impresa fittiziamente intestata al fratello di quest’ultimo (proprio perché incensurato), attraverso una serie di comportamenti indicativi della intestazione fittizia, quali direttive imposte ai dipendenti; interessandosi delle pratiche amministrative funzionali all’esercizio dell’attività; curando la gestione dei mezzi d’opera; occupandosi delle trattative per gli acquisti dei beni strumentali all’esercizio dell’attività di impresa; procedendo alla ripartizione dei profitti, parte dei quali sarebbero giunti all’esponente mafioso anche grazie ad operazioni bancarie su conti correnti esteri, in modo da rendere più difficoltosa la tracciabilità dei passaggi del denaro.

La ricostruzione delle opache operazioni bancarie è stata resa possibile grazie agli strumenti della cooperazione diretta con altri Stati dell’Unione Europea. L’ex collaboratore di giustizia, infatti, servendosi della propria riconosciuta caratura criminale, avrebbe: sostenuto l’impresa, accelerando la definizione di pratiche amministrative pendenti presso gli uffici tecnici del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea; perfezionato l’acquisto di mezzi meccanici riducendo le pretese economiche di altri imprenditori; indotto proprietari terrieri ad acconsentire a soluzioni individuate per la cessione di fondi in favore dell’azienda; consentito parcheggio di mezzi dell’azienda, su suoli di sua proprietà.

Fu anche individuato il modo con cui una seconda ditta, sottoposta a interdittiva antimafia dal 2020 e di cui era titolare Davide Giardina, riceveva risorse pubbliche – alle quali non avrebbe potuto accedere – attraverso trasferimenti di denaro provenienti dalle attività dell’impresa fittiziamente intestata. Infine, fu documentata la condotta del Bisognano che avrebbe operato per individuare e recuperare, con pressioni e intimidazioni, mezzi meccanici, già di proprietà di un’impresa confiscata a lui riferibile, in passato ceduti ad altri imprenditori.

Contestualmente, i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto eseguirono il decreto di sequestro preventivo – emesso dal Gip su richiesta della Dda – del capitale sociale e del compendio aziendale di due società edili con sede a Mazzarrà Sant’Andrea, i cui titolari erano i fratelli Giardina nonché di un impianto di frantumazione di inerti, di 2 terreni e 8 mezzi d’opera nella disponibilità delle due imprese, per un valore complessivo di oltre 500.000 euro. Carmelo Bisognano si era pentito nel dicembre 2010 e, grazie alle sue dichiarazioni, scattò l’operazione “Gotha 1” il 24 giugno 2011. Poi perse lo “status” di collaboratore quando venne arrestato e condannato nell’operazione “Vecchia maniera”.

Edited by, sabato 27 giugno 2026, ore 11,23. 

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