
Il Gup del Tribunale di Enna GIUSEPPE NOTO ha rimesso gli atti alla Corte d’Assise di Caltanissetta per l’udienza del 2 ottobre prossimo, per il giudizio sull’omicidio aggravato dello studente di 16 anni GIUSEPPE DI DIO (foto in alto), ucciso la sera dell’1 novembre 2025 a Capizzi. Evitato il rito abbreviato, che avrebbe escluso il massimo della pena, per i tre imputati tutt’ora ristretti in carcere: GIACOMO FRASCONA’ FILARO, accusato di avere esploso i colpi di pistola tra la folla uccidendo l’inerme studio, il padre ANTONINO e il fratello MARIO, accusati in concorso per averlo accompagnato sui luoghi. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Il Gup del Tribunale di Enna Giuseppe Noto ha rimesso gli atti alla Corte d’Assise di Caltanissetta per l’udienza del 2 ottobre prossimo, per il giudizio sull’omicidio aggravato dello studente di 16 anni Giuseppe Di Dio, ucciso la sera dell’1 novembre 2025 a Capizzi.
L’ordinanza del giudice, a conclusione della camera di consiglio, ha preso atto della modifica del capo d’imputazione formalizzata all’udienza preliminare dalla Procura della Repubblica di Enna, che ha nuovamente contestato l’aggravante dei futili motivi nei confronti di Giacomo Frasconà Filaro, che esplose i colpi di pistola tra la folla di giovanissimi quella tragica sera di Ognissanti, del padre Antonino e del fratello minore Mario, accusati in concorso per averlo accompagnato sui luoghi. La nuova contestazione esclude dunque nei fatti la possibilità di accedere al rito abbreviato secco come richiesto dal legale difensore, avvocato Felice Lo Furno. Eventualità sulla quale, nei giorni scorsi, si era registrata una mobilitazione popolare della comunità di Capizzi che si era detta contraria all’ipotesi di eventuali sconti di pena. A sollecitare la riformulazione del capo d’imputazione in udienza anche i difensori di parte civile della famiglia della vittima, avvocati Nino Grippaldi e Giovanni Palermo, l’avvocato Salvatore Timpanaro, difensore di parte civile del Comune di Capizzi e l’avvocato Filippo Mazzara, legale di parte civile di un altro giovane ferito dai proiettili indirizzati nei confronti di un terzo ragazzo la sera dell’omicidio. Ieri, di fronte al Tribunale di Enna, sit-in con familiari e amici di Giuseppe Di Dio (le udienze preliminari si svolgono a porte chiuse).

I tre imputati sono Giacomo Frasconà Filaro, 20 anni (foto sopra), il padre Antonio, 49 anni e il fratello minore Mario, di 19 anni. I tre sono tutti accusati, in concorso, dell’omicidio del 16enne che, secondo il capo d’accusa, non sarebbe stato il bersaglio. Giacomo Frasconà Filaro come esecutore materiale, perché avrebbe esploso ad altezza d’uomo il colpo di pistola che lo uccise, mentre il padre e il fratello per concorso materiale e morale per averlo accompagnato in auto sul luogo del delitto. I colpi, come detto, non sarebbero stati destinati a Giuseppe Di Dio ma ad un altro giovane, un 24enne del posto. Per questo aspetto il pm Interlandi ha formulato anche l’accusa di tentato omicidio, in concorso tra i tre con le stesse contestazioni.
Sempre in concorso i tre sono tutti imputati anche di lesioni aggravate, per avere ferito gravemente un ventiduenne, colpito ad una gamba nel corso della sparatoria e per illegittima detenzione di munizioni, trovate in casa nel corso delle perquisizioni, e della pistola marca Mauser calibro 6,35, con matricola abrasa, con la quale furono esplosi i colpi quella tragica sera di Ognissanti oltre che di ricettazione e porto abusivo di arma in luogo pubblico.
Oltre a numerose testimonianze di chi aveva assistito o era informato sui fatti, tra cui moltissimi giovani che la sera dell’1 novembre 2025 affollavano via Roma, nel fascicolo del pm sono confluiti gli esiti dell’autopsia del consulente incaricato dalla Procura, Giuseppe Ragazzi, delle indagini tecniche condotte dai carabinieri della Compagnia di Mistretta e della Stazione di Capizzi, le analisi sui dispositivi in uso alle persone coinvolte e la consulenza balistica dei carabinieri del RIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) di Messina. Il colpo che causò la morte dello studente lo avrebbe raggiunto al collo, fuoriuscendo dalla bocca. Il ragazzo sarebbe poi arrivato sulle proprie gambe all’ambulatorio della vicina guardia medica dove morì dissanguato, a poche decine di metri dal luogo della sparatoria, dove poi i RIS ritrovarono a qualche giorno di distanza l’ogiva del proiettile.
Edited by, venerdì 24 luglio 2026, ore 8,10.