
Come già riportato (vedere servizio postato in archivio sul link Cronaca) martedì i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno eseguito l’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Messina EUGENIO FIORENTINO, su conforme richiesta della DDA di Messina, con cui sono state disposte misure cautelari nei confronti di tre persone: in carcere sono finiti l’ex pentito ed ex capo del clan dei “Mazzarroti” CARMELO BISOGNANO (foto in alto) e l’imprenditore ANTONINO GIARDINA e ai domiciliari il fratello di quest’ultimo, DAVIDE (entrambi sono originari di Patti). Adesso pubblichiamo ulteriori dettagli sull’operazione attraverso l’ordinanza di custodia cautelare. Un ruolo lo ha potuto avere l’Ufficio Tecnico del comune di Mazzarrà Sant’Andrea dove lavorano la sorella di Bisognano e la compagna dell’attuale sindaco CARMELO PIETRAFITTA (nessuno di loro è indagato). Le mani mancate sulla discarica. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Come già riportato, martedì i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno eseguito l’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Messina Eugenio Fiorentino su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, con cui sono state disposte misure cautelari personali nei confronti di tre persone, delle quali due in carcere e una agli arresti domiciliari.
Come già riportato gli arrestati sono l’ex pentito e già capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, 60 anni e i fratelli Antonino e Davide Giardina, rispettivamente di 36 e 22 anni, originari di Patti.
Secondo il Gip Fiorentino, “la peculiare pervicacia che ha ispirato l’agire criminale di Carmelo Bisognano, Antonino e Davide Giardina, rappresenta un dato fattuale che l’attività delinquenziale posta in essere dagli indagati abbia presentato connotati di allarmante professionalità e vorticosa ripetitività”. Così si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.
Il grave quadro indiziario raccolto ha consentito di giungere alla formulazione della contestazione dell’accusa di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosi. I fatti contestati risalgono al luglio 2023 e si sarebbero protratti nel corso del 2024. Il provvedimento cautelare è stato emesso nell’ambito di un’indagine coordinata dalla DDA di Messina e delegata ai carabinieri della Compagnia di Barcellona P.G., che ha documentato la perdurante operatività di Carmelo Bisognano, già collaboratore di giustizia che, avvalendosi degli altri due indagati (i fratelli Giardina), avrebbe esercitato ingerenza nelle attività economiche ed imprenditoriali nel territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, imponendosi nel settore del movimento terra, avvalendosi, in alcune circostanze, di entrature negli Uffici Tecnici di quell’ente locale. E proprio all’Ufficio Tecnico del comune mazzarrese lavorano la sorella di Bisognano e la compagna del sindaco Carmelo Pietrafitta (nessuno di loro risulta indagato).
L’attività investigativa ha accertato l’attribuzione fittizia a Daniele Giardina, incensurato, di una impresa edile, in realtà gestita dal pregiudicato mafioso insieme al fratello del primo, Antonino i quali, prodigandosi per ottenere l’assegnazione di appalti da parte del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, avrebbero lucrato sull’affidamento dei medesimi lavori pubblici.
LE ACCUSE
Carmelo Bisognano e Antonino Giardina avrebbero di fatto gestito l’impresa fittiziamente intestata al fratello di quest’ultimo (proprio perché incensurato), attraverso una serie di comportamenti indicativi della intestazione fittizia, quali direttive imposte ai dipendenti; interessandosi delle pratiche amministrative funzionali all’esercizio dell’attività; curando la gestione dei mezzi d’opera; occupandosi delle trattative per gli acquisti dei beni strumentali all’esercizio dell’attività di impresa; procedendo alla ripartizione dei profitti, parte dei quali sarebbero giunti all’esponente mafioso anche grazie ad operazioni bancarie su conti correnti esteri, in modo da rendere più difficoltosa la tracciabilità dei passaggi del denaro. La ricostruzione delle opache operazioni bancarie è stata resa possibile grazie agli strumenti della cooperazione giudiziaria diretta con altri Stati dell’Unione Europea.
In particolare, l’ex collaboratore di giustizia, servendosi della propria riconosciuta caratura criminale, avrebbe: sostenuto l’impresa, accelerando la definizione di pratiche amministrative pendenti presso gli uffici tecnici del Comune di Mazzarà Sant’Andrea; perfezionato l’acquisto di mezzi meccanici riducendo le pretese economiche di altri imprenditori; indotto proprietari terrieri ad acconsentire a soluzioni individuate per la cessione di fondi in favore dell’azienda; consentito il parcheggio di mezzi dell’azienda, su suoli di sua proprietà.
E’ stato anche individuato il modo con cui una seconda ditta, sottoposta a interdittiva antimafia dal 2020 e di cui è titolare l’indagato 36enne Giardina Davide, riceveva risorse pubbliche – alle quali non avrebbe potuto accedere – attraverso trasferimenti di denaro provenienti dalle attività dell’impresa fittiziamente intestata.
Infine, è stata documentata la condotta del Bisognano il quale avrebbe operato per individuare e recuperare, con pressioni e intimidazioni, mezzi meccanici, già di proprietà di un’impresa confiscata a lui riferibile, in passato ceduti ad altri imprenditori.
Contestualmente i carabinieri hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo, disposto dal Gip, del capitale sociale e del compendio aziendale di due società edili (la PRETORIA srl e la AGILA srl), con sede a Mazzarrà Sant’Andrea, i cui titolari si identificano nei due fratelli Giardina indagati; nonché di un impianto di frantumazione di inerti (nella disponibilità dell’A.GI.LA. srl), di 2 terreni e 8 mezzi d’opera nella disponibilità delle due imprese (3 autocarri, 3 macchine operatrici, un escavatore, un Fiat Allis FR20A), per un valore complessivo di oltre 500.000 euro.
COME NASCE L’INDAGINE
L’indagine che ha portato nuovamente in carcere Carmelo Bisognano nasce da una serie di accertamenti fatti dopo il suo ritorno a Mazzarrà Sant’Andrea da Campobasso, dove era stato ristretto ai domiciliari.
I primi approfondimenti rivelavano che Bisognano, approfittando dei permessi, manteneva stretti rapporti con Antonino Giardina, considerato il factotum e prestanome di Bisognano. Giardina risulta titolare dell’impresa Pretoria srl che negli anni aveva acquisito il monopolio degli appalti da parte del Comune di Mazzarrà per quanto riguarda gli interventi sulla rete idrica e fognaria, tra il 2017 e il 2020 quando veniva raggiunta da interdittiva antimafia per via dei rapporti proprio con Bisognano. Qualche mese dopo l’interdittiva nei confronti della Pretoria srl veniva costituita la A.GI.LA srl che, dopo diversi passaggi societari, risultava di proprietà di Antonino Giardina.
Da quanto verificato, la A.GI.LA. risultava così la prosecuzione dell’attività esercitata dalla Pretoria. Società che hanno beneficiato di una serie di lavori pubblici (20 appalti tra il 2017 e il 2023) per un totale di 388.000 euro.
“Gli esiti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate, dimostrano come Bisognano – scrive il Gip Fiorentino -, attraverso Antonino Giardina, abbia gestito in maniera occulta la società A.GI.LA., schermandosi dietro affidabili prestanomi quali Corrado Furnari e Daniele Raccuia, e poi Davide ed Emanuele Giardina, riuscendo così a pilotare l’affidamento degli appalti pubblici a suo piacimento. Dall’analisi si evince che ogni azione, affare o singola scelta strategica riguardante l’A.GI.LA. sia stata presa da Antonino Giardina e Bisognano e non dai reali titolari della ditta”.
A non accettare il coinvolgimento dei figli negli affari di Carmelo Bisognano è il padre Salvatore Giardina che in alcune intercettazioni definisce l’ex collaboratore “mafioso di merda” chiedendo al figlio Daniele di dire a Bisognano “lei faccia la sua strada, con me non ha nulla a che vedere…ha mio fratello ma con me non ha niente da sbrigare”. Salvatore Giardina è evidentemente preoccupato che la ditta A.GI.LA. potesse subire lo stesso epilogo delle precedenti a causa delle cointeressenze di Bisognano. Ma, a dispetto del tenore degli sfoghi del padre, le intercettazioni dimostrano che anche Daniele Giardina intratteneva contatti con Carmelo Bisognano (“piena consapevolezza del ruolo svolto e dei rischi ad esso connessi”, scrive il giudice nell’ordinanza).
Dalle intercettazioni si desume un forte interesse del gruppo all’attivazione di frantumazione finalizzato all’avvio di un’attività nel settore del movimento terra. L’1 marzo 2024 Antonino Giardina rivelava a un tale Francesco di aver già fatto tutto per ottenere l’autorizzazione a prelevare il materiale nel fiume. Autorizzazione che in realtà non era stata concessa per alcuni ritardi che avevano provocato la dura reazione e l’interessamento da parte di Carmelo Bisognano, “questa cosa la stanno ritardando…”. Bisognano seguiva costantemente l’iter burocratico funzionale ad ottenere l’agognata autorizzazione.
La gestione dei mezzi d’opera delle attività economiche riferibili ai Giardina veniva curata da Beniamino Cambria, detto “il bimbo”, storico autista e braccio destro di Carmelo Bisognano. Cambria risultava nel 2021 tra i dipendenti della Pretoria: tale presenza costituì una delle ragioni per le quali era stata irrogata l’interdittiva antimafia alla Pretoria. Le diverse intercettazioni, anche ambientali, del maggio 2024, secondo gli investigatori rivelano una comunione di intenti e la “pervicacia volontà di Antonino Giardina – rileva il Gip – di sfruttare la capacità di influenza di Bisognano per lucrare vantaggi ingiusti ed ampliare il parco mezzi della sua impresa”.
L’INTERESSE SULLA DISCARICA
Nelle intercettazioni degli investigatori risulta anche “la piena operatività e il vivo interesse dell’impresa A.GI.LA. per l’esecuzione di lavori afferenti alla discarica di contrada Pietrafitta a Mazzarrà Sant’Andrea, da anni chiusa. “La riferibilità ad Antonino Giardina dell’impresa A.GI.LA. emergeva anche da alcuni contatti tra Giardina e l’avvocato Angelo Vitarelli, curatore fallimentare della Tireno Ambiente spa che gestiva all’epoca la stessa discarica”. Ma è la conversazione del 14 marzo 2024 a disvelare, secondo il Gip, ancora una volta che dietro la società si celava la figura di Carmelo Bisognano il quale, aggiornato da Giardina su possibili inchieste sulla Tirreno Ambiente, che avrebbero potuto coinvolgere lo stesso Giardina, si mostrava indispettito (Bisognano: “rompono i coglioni, l’ho capito io…”). In un altro colloquio tra Giardina e la moglie di Nello Giambò, già presidente di Tirreno Ambiente e, a suo tempo, arrestato, il Giardina si esprimeva con toni elogiativi verso Giambò (“questi 4 babbi di Mazzarrà a suo marito gli dovrebbero fare una statua d’oro…”) e si doleva del comportamento dell’attuale sindaco di Mazzarrà Carmelo Pietrafitta (“…il paese è trascurato, quelli di Mazzarrà’ si devono cercare il lavoro mentre chi viene da fuori lavora…avevo puntato alla discarica ma è andata male…l’inchiesta l’ha fatta nascere lui”).
CARMELO BISOGNANO: IL PROFILO
Carmelo Bisognano, ex capo del clan dei “Mazzarroti”, è stato per anni uno degli uomini chiave della criminalità organizzata barcellonese e delle sue diramazioni. Dal 1991 al 2003 ha guidato il cosiddetto “gruppo dei Mazzarroti”, attivo fra Mazzarrà Sant’Andrea, Novara di Sicilia, Furnari e Tripi. A suo carico il casellario giudiziale elenca condanne – alcune definitive – per associazione mafiosa ed estorsioni aggravate, reati che nel 2009 gli sono valsi il duro regime detentivo del “41 bis”, il carcere duro. Nell’autunno 2010 il capomafia ha deciso di collaborare con la giustizia, ammettendo il proprio ruolo verticistico, l’ingresso nell’organizzazione nel 1989 e una lunga serie di attentati, estorsioni e fatti di sangue. Ha confessato tre omicidi, un tentato omicidio e quattro occultamenti di cadavere legati alla guerra tra i clan “barcellonesi” e “chiofaliani” che causò una lunga scia di sangue dal 1986 al 1993 e sparizione di persone con il metodo della lupara bianca, alcune delle quali non ancora trovate. Durante e prima della collaborazione, Bisognano avrebbe continuato a gestire affari tramite prestanome. Nel 2016, nell’operazione “Vecchia Maniera”, il Gip del Tribunale di Messina lo aveva nuovamente sottoposto a custodia cautelare con l’accusa di intestazione fittizia di beni e tentata estorsione aggravata. Il nuovo procedimento ha fatto decadere lo status di collaboratore: nel 2019 il Tribunale di Barcellona lo ha condannato a 5 anni di reclusione, pena confermata in Appello e divenuta definitiva il 14 aprile 2021. Così sembrava essersi conclusa, almeno giudiziariamente, la parabola del già potentissimo boss dei “Mazzarroti”. Tuttavia, con l’arresto eseguito a Campobasso dove si trovava ai domiciliari in una struttura sociale, si torna a parlare di Bisognano che per decenni è stato il tassello di raccordo fra i clan etnei legati a Benedetto “Nitto” Santapaola e le famiglie mafiose palermitane: a lui i boss affidavano la spartizione di tangenti e appalti milionari per il raddoppio della linea ferroviaria Messina Palermo, per l’autostrada A 20 e per la superstrada Gela-Santo Stefano di Camastra che ancora è in fase di costruzione. Figlio di imprenditori agricoli, Bisognano scelse presto la strada del crimine”. Dal primo fermo per ricettazione nel 1988 accumulò poi condanne e retate. Le sue rivelazioni portarono, nel 2011, al ritrovamento nel torrente Mazzarrà di un “cimitero” con cinque vittime di lupara bianca.
Edited by, giovedì 31 luglio 2025, ore 15,53.