
La Cassazione ha reso definitiva la condanna, a 20 anni di reclusione, nei confronti di CLAUDIO COSTANTINO (foto in alto), accusato del duplice omicidio avvenuto il 2 gennaio 2022 a Camaro San Luigi a Messina, quando uccise a colpi di pistola GIOVANNI PORTOGALLO, deceduto sul colpo e GIUSEPPE CANNAVO’, morto in ospedale pochi giorni dopo. Confermata la sentenza di primo grado, con l’abbreviato, e di appello. Il servizio e la ricostruzione della vicenda…
La Prima sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la condanna a 20 anni di reclusione per Claudio Costantino per il duplice omicidio avvenuto il 2 gennaio del 2022 a Messina. Si chiude così l’iter giudiziario per la sparatoria nella quale fu ucciso il 31enne Giovanni Portogallo, morto per strada dopo essere stato raggiunto da alcuni proiettili, e rimase gravemente ferito il 35enne Giuseppe Cannavò, deceduto dopo alcuni giorni d’agonia in ospedale.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dai legali di Costantino, il prof. Carlo Taormina e l’avvocato Filippo Pagano, così come aveva chiesto per l’accusa il sostituto procuratore generale.
Il 25 novembre 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Messina aveva confermato la condanna, a 20 anni di reclusione, inflitta in primo grado, il 12 dicembre 2024, dalla Corte d’Assise di Messina con il rito abbreviato.
LA VICENDA

I rilievi la sera dell’omicidio di Portogallo
Il 2022 a Messina si aprì con il sangue. Nel pomeriggio del 2 gennaio, al rione Camaro, davanti casa di Claudio Costantino, un noto pregiudicato per reati di droga, gambizzato appena due mesi prima, giaceva moribondo il corpo di Giovanni Portogallo. Al pronto soccorso dell’ospedale Piemonte era invece arrivato ferito gravemente Giuseppe Cannavò, che morì otto giorni dopo.

Le due vittime, da sx: Giuseppe Cannavò e Giovanni Portogallo
Dentro casa di Costantino però non c’era nessuno. Le indagini si concentrarono subito sull’imputato, datosi alla latitanza ma rintracciato e catturato dalla Squadra Mobile di Messina il 9 aprile successivo in un covo a Rosarno, in Calabria. La moglie era invece tornata a casa qualche giorno dopo il duplice omicidio, raccontando di non avere notizie del marito e di non sapere nulla dell’accaduto perché in quei giorni non si trovava in casa. Una volta catturato Costantino sostenne di avere sparato per legittima difesa, dicendo agli inquirenti che Cannavò e Portogallo fossero piombati armati in casa sua e di essere fuggito per timore di vendette. Una tesi che non convinse gli investigatori, coordinati dai sostituti procuratori di Messina Marco Accolla e Roberto Conte. Due gli elementi chiave emersi durante il processo: il video, estratto da una telecamera della zona, che inquadra le vittime arrivare nei pressi di casa di Costantino e, qualche secondo dopo gli spari, Cannavò allontanarsi in motorino con il “terzo uomo”, Bartolo Mussillo, già condannato per favoreggiamento. Poi la testimonianza di una parente dei due che disse in aula di averli sentiti parlare, il giorno prima della sparatoria, dell’appuntamento preso con Costantino, rimandato di un giorno.
Giuseppe Lazzaro
Edited by, mercoledì 30 settembre 2026, ore 13,20.