Messina: Il suicidio in carcere di Stefano Argentino, ci sono 7 indagati

Sviluppi nell’indagine, aperta dalla Procura di Messina con il sostituto procuratore ANNAMARIA ARENA, sul suicidio, avvenuto mercoledì scorso in carcere, di STEFANO ARGENTINO (foto in alto), lo studente universitario di Noto reo confesso dell’omicidio della collega di studi di Misilmeri SARA CAMPANELLA, uccisa a Messina il 31 marzo scorso. Ci sono 7 indagati, fra cui la direttrice e la vice del carcere di Messina Gazzi. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Ci sono sette indagati per la morte di Stefano Argentino, lo studente universitario di 27 anni di Noto, reo confesso dell’omicidio della collega di università di Misilmeri Sara Campanella, avvenuto a Messina lo scorso 31 marzo, che si è suicidato in carcere a Messina mercoledì mattina. La Procura della città dello Stretto ha notificato sette avvisi di garanzia in vista dell’autopsia sul corpo del ragazzo. Il 12 agosto il pm, il sostituto procuratore di Messina Annamaria Arena, conferirà l’incarico al proprio consulente e gli indagati potranno nominare i propri tecnici che assisteranno agli esami autoptici, atti irripetibili.

Gli indagati sono la direttrice e la vice direttrice del carcere messinese di Gazzi, l’addetto ai servizi trattamentali dell’istituto di pena, l’equipe di psichiatra e psicologi che hanno avuto in cura Argentino.

La Procura di Messina vuole accertare se ci siano responsabilità nella morte del ragazzo che aveva manifestato più volte la volontà di togliersi la vita e per questo era stato sottoposto a un regime di sorveglianza particolare. Poi, 15 giorni prima della sua morte, era stato riammesso alla detenzione ordinaria, tanto che condivideva la cella con altri detenuti. Argentino si è impiccato, con un lenzuolo, nel bagno della cella dove si trovava ristretto.

Sette indagati è già presagio di plurime responsabilità, probabilmente fra loro correlate. Al momento è troppo presto e si possono fare soltanto supposizioni, auspico soltanto che, almeno stavolta, le indagini siano approfondite e possano portare a risultati concreti”, dice l’avvocato Giuseppe Cultrera, del foro di Siracusa, legale di Stefano Argentino. “Stefano avrebbe dovuto essere rinchiuso in una Rems o in un Istituto a custodia attenuata: il suo stato mentale, venuto a galla anche dalle indagini degli inquirenti, non era compatibile con la custodia in carcere”, commenta l’avvocato.

Edited by, sabato 9 agosto 2025, ore 15,00. 

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