Op. “Gamma Interferon”: Quasi una bolla di sapone. In appello il pg chiede appena 4 condanne dopo le assoluzioni di un anno fa

Battute finali nel processo d’appello scaturito dall’operazione “GAMMA INTERFERON”, scattata nel dicembre 2016 e, sotto il coordinamento della Procura di Patti, condotta dalla polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello. Dopo le assoluzioni di un anno fa, neanche appellate dalla Procura e per otto veterinari e un ispettore di polizia in quiescenza, il pg GIUSEPPE LOMBARDO, in appello a Palazzo Piacentini (foto in alto), ha chiesto appena 4 condanne con soli 9 imputati rimasti (erano 41 in primo grado) e con la scure della prescrizione in arrivo. Il servizio…

Battute finali nel processo d’appello scaturito dall’operazione “Gamma Interferon”, scattata nel dicembre 2016 e, sotto il coordinamento della Procura di Patti, condotta dalla polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello, al tempo guidato dal dirigente Daniele Manganaro e dalla Squadra Mobile di Messina.

Dopo la sentenza di primo grado del 19 luglio 2023 (vedere servizio postato il 20 luglio 2023 ed in archivio sul link Cronaca ndr), sta arrivando una nuova spallata per dimezzare ulteriormente un quadro probatorio già compromesso nel verdetto dello scorso anno. La scure della prescrizione si fa luce verso la sentenza che la Corte d’Appello di Messina emetterà: il processo riprenderà il 30 settembre con le arringhe difensive.

In appello sono 9 gli imputati coinvolti, alcuni allevatori dei Nebrodi, con solo quattro richieste di condanna e tutto il resto che andrà in prescrizione. In primo grado gli imputati erano 41, fra cui 8 medici veterinari messi sotto la gogna della pubblica accusa, per le indagini della polizia, professionisti di tutto rispetto e tutti assolti lo scorso anno. E c’era anche un ispettore della Polizia di Stato in quiescenza, Vincenzo Saporito, per anni responsabile del posto fisso di Tortorici, che i suoi stessi ex colleghi umiliarono, quelli del Commissariato santagatese, con la richiesta di notifica dell’ordinanza e per il quale il pm aveva chiesto, in primo grado, 6 anni di condanna: l’ispettore Saporito venne assolto e la Procura non ha neanche presentato l’appello, così come per i medici veterinari di cui sopra.

Adesso il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo, a rappresentare l’accusa in udienza, ha avanzato le seguenti richieste a conclusione della requisitoria:

Biagio Salvatore Borgia, di Militello Rosmarino: prescrizione del reato associativo previa riqualificazione in “semplice”, quindi 2 anni e 3 mesi di reclusione e 2.500 euro di multa per il capo d’imputazione 10; Sebastiano Conti Mammamica: assoluzione per il capo d’imputazione 32, poi per il capo 10 la pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione più 1.500 euro di multa;

Antonino Calcò: assoluzione dal capo 32 con la formula “per non aver commesso il fatto”;

Giovanni Girbino: assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”;

Tindaro Agostino Ninone: conferma della sentenza di primo grado, che fu di 2 anni e 6 mesi più 2.500 euro di multa;

Nicolino Gioitta, di Alcara Li Fusi: esclusione del ruolo di “organizzatore”, dichiarazione di prescrizione, previa riqualificazione del capo 35, assoluzione dai tre capi d’imputazione per abuso d’ufficio, poi per due fatti di ricettazione la pena di 3 anni e 6 mesi più 2.500 euro di multa;

Salvatore Musarra: per i capi d’imputazione dal 119 al 123 assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”, per i restanti capi la conferma della dichiarazione di prescrizione;

Carmelo Gioitta e Salvatore Artino Inferno, entrambi di Alcara Li Fusi: che avevano appellato la sentenza rinunciando alla dichiarazione di prescrizione per alcuni capi d’imputazione espressa in primo grado, il sostituto pg Lombardo ha chiesto la conferma della prescrizione.

L’inchiesta riguardava una presunta filiera parallela e illegale di produzione di carni nel comprensorio nebroideo in cui sarebbero stati coinvolti allevatori locali, macellai e medici veterinari, in servizio all’ASP di Sant’Agata Militello. I reati ipotizzati, a vario titolo, erano associazione a delinquere, abigeato, maltrattamenti di animali, macellazioni clandestine e false certificazioni nei controlli degli animali. Furono una cinquantina le persone indagate, con 33 misure cautelari eseguite, 41 furono rinviate a giudizio per oltre 120 di capi di imputazione: numeri, oggi, completamente diversi.

              Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 9 luglio 2024, ore 11,40. 

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