
Come già riportato (vedere servizio sul link Cronaca postato il 10 settembre scorso) domani, venerdì 18 settembre, al Tribunale di Patti sarà emessa la sentenza di primo grado dell’operazione “Nebrodi 2” sulle presunte truffe ai fondi europei destinati all’agricoltura. L’ex presidente del Parco dei Nebrodi e attuale parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle, GIUSEPPE ANTOCI (foto in alto), sarà ancora una volta in Tribunale, nello stesso luogo dove aveva atteso il verdetto dell’operazione “Nebrodi 1”, nella notte fra il 31 ottobre e l’1 novembre 2022. Il servizio…
Come già riportato (vedere servizio sul link Cronaca postato il 10 settembre scorso) domani, venerdì 18 settembre, al Tribunale di Patti sarà emessa la sentenza di primo grado dell’operazione “Nebrodi 2” sulle presunte truffe ai fondi europei destinati all’agricoltura. L’ex presidente del Parco dei Nebrodi e attuale parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Antoci, sarà ancora una volta in Tribunale, nello stesso luogo dove aveva atteso il verdetto dell’operazione “Nebrodi 1”, nella notte fra il 31 ottobre e l’1 novembre 2022. Tredici anni di battaglie, il Protocollo di legalità, l’attentato del 2016 e una vicenda che ha trasformato la lotta alla “mafia dei pascoli” in una questione nazionale.
Per l’on. Antoci il verdetto di “Nebrodi 2” rappresenta un altro passaggio di una storia cominciata tredici anni fa e che, nel tempo, ha intrecciato amministrazione pubblica, lotta alla mafia, fondi europei, minacce, un attentato e processi. «Sarò ancora una volta in aula ad ascoltare il dispositivo del Tribunale e a guardarli negli occhi, ricordando loro che lo Stato vince sempre e, soprattutto, che non mi hanno fermato». È una frase che riporta inevitabilmente indietro nel tempo.
A quando, da presidente del Parco dei Nebrodi, Antoci iniziò a mettere in discussione un sistema che consentiva di accedere ai contributi europei destinati all’agricoltura attraverso l’utilizzo di terreni e pascoli. Da quella esperienza nacque il Protocollo di legalità che porta il suo nome, costruito per rafforzare i controlli antimafia nell’assegnazione dei terreni e nell’accesso alle risorse pubbliche e successivamente recepito nella legislazione antimafia. Una battaglia che aveva un principio molto semplice: il denaro destinato agli agricoltori deve arrivare agli agricoltori, non essere sottratto attraverso sistemi fraudolenti o condizionamenti criminali.
«Ho dedicato 13 anni della mia vita a combattere contro una vicenda paradossale – dice Antoci – che consentiva a importanti famiglie mafiose e truffatori di incassare milioni di euro di fondi europei per l’agricoltura, togliendoli ad agricoltori e allevatori onesti che spesso venivano anche minacciati. E questo accadeva sia in Sicilia che nel resto d’Italia».
Poi arrivò la notte del 18 maggio 2016. L’auto blindata sulla quale viaggiava Antoci, tra Cesarò e San Fratello, venne bloccata e raggiunta dai colpi degli aggressori. L’intervento degli uomini della scorta della Polizia di Stato consentì di mettere in fuga il commando e di salvargli la vita. Ci furono 14 indagati, per tutti la posizione venne archiviata così come l’indagine. Da allora la sua esistenza e quella della sua famiglia sono rimaste segnate dalle misure di protezione. Ma quella notte non interruppe il percorso.
Negli anni successivi la lotta alle frodi agricole sui Nebrodi è diventata uno dei grandi capitoli dell’attività antimafia nel territorio messinese. Il primo passaggio giudiziario è stato “Nebrodi 1”, nato dalla vasta operazione del 15 gennaio 2020 e conclusosi definitivamente in Cassazione con 50 condanne. Antoci era già nell’aula di Patti quando, venne pronunciata la sentenza di primo grado. Domani ci tornerà.
Questa volta davanti ai giudici arriva “Nebrodi 2”, il procedimento nato dalla nuova operazione scattata il 6 febbraio 2024. Al centro ci sono ancora le presunte infiltrazioni criminali e le frodi nei meccanismi di accesso ai contributi agricoli comunitari. L’accusa ha formulato richieste per 48 condanne e complessivamente quasi 500 anni di carcere, oltre a richieste di assoluzione e sanzioni nei confronti delle società coinvolte. Le contestazioni, formulate a vario titolo e sulle quali spetterà naturalmente al Tribunale pronunciarsi, comprendono associazione mafiosa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di stupefacenti.
G.L.
Edited by, giovedì 17 settembre 2026, ore 16,27.