Op. “Vecchia maniera”: Dopo le condanne in Cassazione, assolti Bisognano e Marino per altra tranche

Nell’ambito dell’operazione “VECCHIA MANIERA”, scattata il 25 maggio 2016, sono stati assolti, dall’accusa di sottrazione di beni sottoposti a sequestro, il pentito ed ex capo del clan dei “Mazzarroti” CARMELO BISOGNANO (foto in alto a sx), l’imprenditore di Gioiosa Marea TINDARO MARINO (foto in alto a dx) e ANGELO LORISCO. Per la stessa operazione, comunque, nell’aprile 2021 sono stati condannati definitivamente Bisognano a 5 anni e Marino a 2 anni. Il servizio…

Il giudice monocratico del Tribunale di Patti Vincenzo Mandanici ha assolto dal reato di sottrazione di beni sottoposti a sequestro l’ex boss Carmelo Bisognano, l’imprenditore di Gioiosa Marea Tindaro Marino e Angelo Lorisco, perché nel dibattimento non è stata raggiunta la prova che “il fatto contestato costituisca reato”. Il processo scaturisce da una costola dell’operazione “Vecchia maniera”, scattata all’alba del 25 maggio del 2016 che ha svelato il ritorno nel settore degli appalti per opere pubbliche in corso di esecuzione sul territorio siciliano dell’ex capo dei “Mazzarroti”, Bisognano, transitato tra i collaboratori di giustizia e dell’imprenditore Tindaro Marino nella quale era coinvolto anche il fac-totum di Bisognano, Angelo Lorisco, tutti accusati per intestazione fittizia delle quote e delle cariche all’interno della società “Ldm Costruzioni srl”, società costituita nelle Marche, attraverso la quale Bisognano e Marino stavano preparando il ritorno ai grandi appalti in Sicilia.

LE CONDANNE DEFINITIVE

Il 16 aprile 2021 la Seconda sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati, confermato e reso definitive, due condanne nel processo scaturito dall’operazione antimafia “Vecchia maniera”. La conferma della pena a 5 anni di reclusione per l’ex capo del clan dei “Mazzarroti”, poi pentito dal dicembre 2010, Carmelo Bisognano, in quanto riconosciuto colpevole di tentata estorsione nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Torre, di Terme Vigliatore e di intestazione fittizia di beni in relazione alla creazione della società “Ldm Costruzioni srl” e, a 2 anni di reclusione, per l’imprenditore Tindaro Marino, di Gioiosa Marea, accusato di intestazione fittizia di beni, sempre in relazione alla creazione della società “Ldm”, costituita in provincia di Pesaro-Urbino grazie a prestanome che avrebbero favorito il duo “Bisognano&Marino”. Al dibattimento si sono costituiti parti civili: l’associazione antiracket “Fonte di libertà”; l’Acai e l’impresa “Torre srl”, con sede legale a Terme Vigliatore. Per tutti è stato disposto il risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile.

Bisognano è stato accusato di intestazione fittizia di beni e di tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Giuseppe Torre e della società “Torre srl”. I reati sarebbero stati commessi tra il 2015 e il 2016 mentre Bisognano si trovava in regime di protezione. Tindaro Marino, arrestato e condannato nell’ambito dell’operazione “Gotha”, scattata il 24 giugno 2011, è stato invece accusato solo di intestazione fittizia di beni. Entrambi erano stati arrestati il 16 maggio 2016 nell’ambito dell’operazione “Vecchia maniera”. Le manette scattarono anche per Angelo Lorisco, di Mazzarrà Sant’Andrea, uomo fidato di Bisognano, che aveva scelto il rito abbreviato e per gli stessi reati che hanno portato ora alla condanna del pentito, l’8 gennaio 2017 era stato condannato a 3 anni di reclusione.

L’OPERAZIONE

Vecchia maniera”, sotto il coordinamento della DDA di Messina, venne guidata ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Barcellona agli ordini dell’allora dirigente Mario Ceraolo. Gli agenti scoprirono che Bisognano dalla località protetta dove si trovava, usando il fidato Angelo Lorisco, aveva costituito una società ed avviando l’attività di imprenditore, sotto mentite spoglie, grazie all’aiuto di Tindaro Marino, sottoposto alla misura di prevenzione patrimoniale e condannato all’epoca per concorso esterno alla mafia. Per tornare operativo Bisognano, tramite Lorisco, aveva strumentalizzato il ruolo di collaboratore e tentato di sottoporre ad estorsione la famiglia Torre, titolare di un’azienda, minacciando di fare dichiarazioni sul loro conto. In cambio dell’aiuto economico di Tindaro Marino, il Bisognano, come hanno svelato le intercettazioni, si era impegnato a fare nuove e diverse dichiarazioni, nell’ambito di indagini difensive, favorevoli a Marino, che ne alleggerissero la posizione in vista del giudizio della Cassazione per concorso esterno alla mafia (relativamente alla prima operazione “Gotha”) e di quello diretto al sequestro di tutti i beni nel procedimento di prevenzione patrimoniale pendente in appello.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 22 marzo 2023, ore 9,58. 

 

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