Patti, op. “Illusione”: Retroscena e nomi di tutti gli arrestati e indagati

Ecco tutti i nomi degli arrestati e degli indagati, per i quali è scattata l’interdizione, coinvolti nell’operazione “ILLUSIONE” che, sotto il coordinamento della Procura di Patti, è stata eseguita ieri mattina dai finanzieri della Tenenza di Patti con il supporto del Gruppo di Milazzo. Su ordinanza firmata dal Gip EUGENIO ALIQUO’ due persone di Patti, GIUSEPPE STANCAMPIANO PIZZO (sta scontando 7 anni per altra causa) e CRISTIAN LEMBO e una di Gioiosa Marea, GIOVANNI ROSS IANNELLO, sono state arrestate e poste ai domiciliari e mezzo milione di euro è finito sotto sequestro. Il percepimento di fondi pubblici, per un milione di euro e per attività mai attuate, alla base del provvedimento (le schermate in alto e in basso). I nomi delle persone sottoposte a interdizione (in tutto sono 8)…

Blitz dei finanzieri nel mondo dell’economia locale. Le Fiamme Gialle hanno eseguito ieri mattina una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e reale, arrestando (ai domiciliari) tre persone e notificando l’interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa, in qualsiasi forma, per la durata di un anno, per altre otto. Al contempo sono state sequestrate somme per un valore di circa mezzo milione di euro. Il provvedimento, sulla base di imputazioni provvisorie e che dovranno comunque trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, è stato emesso dal Gip del Tribunale di Patti Eugenio Aliquò, su richiesta della Procura e scaturisce dalle indagini svolte dai finanzieri della Tenenza di Patti, coordinati dal Gruppo di Milazzo, che hanno consentito di disvelare un sofisticato sistema di frode attraverso il quale gli indagati avrebbero percepito, indebitamente, fondi pubblici, per un importo di oltre un milione di euro.

Nel dettaglio, le investigazioni delegate dalla Procura della di Patti, con a capo il Procuratore Angelo Cavallo supportato dal sostituto procuratore Alessandro Lia, consentivano di individuare nei pattesi Giuseppe Stancampiano Pizzo, 50 anni, classe 1971, nato in Gran Bretagna ma residente a Patti e Cristian Lembo, classe 1980, di Patti e Giovanni Ross Iannello, classe 1991, di Gioiosa Marea, tutti destinatari degli arresti domiciliari, i componenti del direttorio di un complesso gruppo criminale, seppur gli ultimi due in posizione subordinata ma ai vertici di una strutturata associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e alla frode fiscale.

A tal fine, sfruttando anche rapporti parentali ed amicali, sotto la direzione del “dominus” Stancampiano Pizzo – gravato da molteplici precedenti per reati contro il patrimonio e attualmente ristretto nel carcere di Aosta per un cumulo pene (per il quale dovrà scontare 7 anni di reclusione) – a decorrere dal 2016 in poi, sono state costituite ben 10 società, di cui due amministrate di diritto dai nominati Lembo e Iannello e le rimanenti 8 da altri soggetti, oggi tutti destinatari del provvedimento di interdizione. Tutte attività d’impresa soggettivamente ed oggettivamente interconnesse, non solo per via dei rapporti interpersonali esistenti ma, soprattutto, per la ritenuta natura fittizia di numerosi rapporti economici intercorsi tra le stesse, formalmente attive in eterogenei settori d’impresa, dal commercio all’ingrosso di altri prodotti alimentari, all’attività di stampa, al commercio di macchine e attrezzature, alla costruzione di edifici e sino all’attività di catering e ristorazione, il tutto finalizzato all’ottenimento di ingiusti profitti. Illeciti introiti ottenuti non solo attraverso la produzione e utilizzo indiscriminato di false fatture per documentare il sostenimento di spese relative a quattro progetti d’investimento, assistiti dal Fondo centrale di Garanzia della Banca del Mezzogiorno Mediocredito Centrale ma anche per non aver onorato, successivamente all’avvenuta erogazione, i connessi impegni assunti con il contratto di finanziamento.

GLI ALTRI INDAGATI

Gli altri indagati, per i quali è scattata l’interdizione, sono: Antonino Procopio, 35 anni, di Montagnareale; Antonio Cannavò, 57 anni, di Patti; Marco e Simone Mondello, rispettivamente 30 e 27 anni, di Piraino; Giuseppina Triolo, 43 anni, di Patti; Piersilvio Iannello, 26 anni, di Gioiosa Marea; Doriana Biundo, 27 anni, di Gioiosa Marea e Mirko Ceraolo, 27anni, domiciliato a Patti.

LE INDAGINI

Più in particolare le indagini, a cura degli specialisti economico-finanziari della Tenenza della guardia di finanza di Patti, hanno evidenziato come i rapporti economici tenuti sotto controllo risultassero connotati da evidenti profili di anomalia: opere edili mai realizzate, falsi preventivi di spesa, macchinari mai acquistati, il tutto artatamente costruito per indurre in errore gli istituti di credito eroganti. Solo sulla carta i quattro progetti d’investimento, per un importo totale pari ad oltre un milione di euro, avrebbero dovuto essere destinati alla realizzazione di pasta “bio” di elevata qualità, prevedendo anche la ristrutturazione – poi rivelatasi “fantasma” – di un opificio industriale ubicato in provincia di Enna, addirittura prevedendo la digitalizzazione dell’azienda e millantando l’introduzione di sofisticati e moderni macchinari, nella realtà mai acquistati dalla capofila: non veniva rinvenuta in sede di ispezione del presunto stabilimento alcuna pasta “bio”, di cui peraltro non risultava essere mai stata avviata la produzione, rilevando di contro una imponente presenza di ratti, segno tangibile di un completo stato di abbandono. Ancora, le investigazioni svolte consentivano di appurare, da un lato, l’assenza di qualsiasi profilo imprenditoriale da parte degli amministratori di diritto, alcuni anche gravati da precedenti penali e di polizia, dall’altro, l’inesistenza delle sedi delle società emittenti/riceventi la documentazione commerciale, in quanto sprovviste di reale struttura logistica/aziendale, alcune totalmente prive di dipendenti a fronte di fatturati significativi, ovvero in molti casi rivelatesi mere domiciliazioni riportanti solo il nominativo della società, addirittura senza conto corrente aziendale, così riconducendo la direzione delle medesime a classiche “teste di legno”, prestanomi che, allettati dai facili guadagni e dalla promessa di immediati vantaggi, tra cui automobili e somme in denaro, si sono resi disponibili ad assecondare l’organizzazione oggi repressa, di qui il loro considerarsi partecipi dell’associazione investigata. Un giro vorticoso e milionario di documentazione falsa, pari a ben 21 milioni di euro tra fatture false emesse e ricevute e che solo una meticolosa analisi della documentazione contabile delle società coinvolte ha consentito di ricostruire nel dettaglio. A tal proposito, peraltro, le Fiamme Gialle pattesi hanno attuato anche mirate ispezioni fiscali che, oltre a portare alla tassazione dei proventi illeciti quantificati in oltre 1 milione di euro, riferibili all’importo totale del contributo frodato, hanno consentito di segnalare all’Agenzia delle Entrate di Messina e alla Procura di Patti importanti valori frutto di evasione fiscale, per oltre 4 milioni tra Iva e Irap.

In tale ambito i destinatari dei provvedimenti, tramite le società coinvolte, si sono resi responsabili di più ipotesi di commissione, in maniera sistematica e reiterata, di svariati illeciti penali-tributari, dall’occultamento e/o distruzione di scritture contabili all’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 25 settembre 2021, ore 15,11. 

 

 

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