
Tornano gli atti alla Procura e riparte daccapo il procedimento, per un presunto caso di revenge porn, avvenuto a Piraino nel giugno 2021. La Seconda sezione della Corte d’Appello di Messina ha annullato, con rinvio degli atti, la sentenza di condanna, ad 1 anno (pena sospesa) e 5.000 euro di multa, nei confronti di un 34enne accusato di avere diffuso foto che ritraeva parti intime della sua ex compagna. L’imputato è stato difeso dall’avvocato DECIMO LO PRESTI. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
La Seconda sezione della Corte d’Appello di Messina (presidente Bruno Sagone, consigliere Daria Orlando, consigliere estensore Daniela Urbani) ha annullato la sentenza di condanna di primo grado con rinvio degli atti alla Procura di Patti, nei confronti di un 34enne, che era stato accusato e condannato in primo grado, a 1 anno di reclusione e al pagamento di 5.000 euro di multa, perché, “venuto in possesso di una foto a carattere sessuale esplicito, che ritraeva talune parti intime della sua ex compagna… – si legge nel capo di imputazione -, non accettando la fine della loro relazione, per ripicca la mostrava ad altri (al padre, alla madre e alla sorella della parte offesa) senza il suo consenso, al fine di recarle nocumento, e screditarla agli occhi dei parenti. Fatto – avvenuto a Piraino nel giugno 2021 -, aggravato dall’avere agito per motivi abietti o futili”.
Si tratta di un presunto caso di revenge porn e, per questo, non pubblichiamo, come da deontologia, né le generalità e neanche le iniziali, sia dell’imputato che della parte offesa, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Rosario Condipodero.
In primo grado all’imputato veniva concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno entro due mesi al passaggio in giudicato della sentenza. Con la medesima sentenza l’imputato era, altresì, condannato al risarcimento dei danni sofferti dalla costituita parte civile, liquidati equitativamente ed in via definitiva in 1.000 euro nonché alla rifusione, in favore della medesima, delle spese di costituzione e difesa sostenute, liquidate in complessivi 1.797 euro.
Adesso la Corte d’Appello di Messina, accogliendo la richiesta avanzata dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Decimo Lo Presti, ha annullato con rinvio degli atti alla Procura accogliendo il vizio dedotto di mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Quindi, in pratica, il procedimento, a quattro anni e passa dai presunti fatti accaduti, ripartirà daccapo.
Edited by, giovedì 13 novembre 2025, ore 15,22.