Randazzo: Op. “Terra bruciata”. Archiviata inchiesta su sindaco e presidente del consiglio ma al comune c’è l’ispezione

Il Gip del Tribunale di Catania ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso per il sindaco di Randazzo FRANCESCO SGROI (foto in alto) e per il presidente del consiglio comunale CARMELO TINDARO SCALISI, che erano stati coinvolti nell’operazione “Terra bruciata”, scattata nell’ottobre scorso, contro il locale clan mafioso dei SANGANI. Ma al comune di Randazzo, da una settimana, c’è una ispezione disposta dalla Prefettura di Catania. Il servizio sul link Sicilia News…

Il Gip del Tribunale di Catania, confermando la richiesta della Dda della Procura etnea, ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta per voto di scambio politico-mafioso per il sindaco di Randazzo Francesco Sgroi e per il presidente del consiglio comunale Carmelo Tindaro Scalisi. La loro posizione era stata precedentemente stralciata dal fascicolo nato sull’operazione “Terra Bruciata” dei carabinieri e messa a segno, con 21 persone arrestate del clan mafioso dei Sangani, lo scorso 26 ottobre 2022. «Non ho mai avuto dubbi – ha commentato Sgroi nel rendere nota la decisione – sul fatto che la magistratura avrebbe accertato in via definitiva e con serietà l’assoluta correttezza e linearità del mio operato e l’estraneità dei fatti contestati a me e a Scalisi». Sgroi e Scalisi hanno espresso «soddisfazione per la conclusione della vicenda giudiziaria» e «ringraziato» il collegio di difesa costituito dagli avvocati Maria Licata, Giuseppe Mannino e Katia Ceraldi.

Lo scorso 20 marzo la Prefettura di Catania ha disposto un accesso ispettivo al Comune di Randazzo per verificare «l’eventuale sussistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso» facendo insediare un’apposita commissione.

L’ORDINANZA

Sarebbe stato «risaputo in paese – scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione dello scorso ottobre – che Sgroi avesse comprato i voti e promesso favori che non aveva poi concesso». A marzo 2019 Giovanni Farina discute con Antonino Romano del «caso dell’ambulante Rosario Mineo, nipote dei Sangani» a cui sarebbe stato promesso un posto fisso per il chiosco dei carciofi e invece «aveva ricevuto un controllo della polizia municipale» per cui si era lamentato con il già presidente del consiglio comunale Alfio Ragaglia. «Lui Francesco (Sgroi ndr) te lo dico bello chiaro e tondo… è salito…perché si è comprato i voti inc…Ha uscito i soldi…Altrimenti lui non saliva…».

Il protagonista della conversazione intercettata è Francesco Giovanni Emanuele Sgroi, attuale sindaco di Randazzo che è stato anche candidato alle elezioni regionali del 25 settembre 2022 nella lista Popolari e Autonomisti. Il primo cittadino, eletto nel 2018, poi dimessosi per non avere avuto più la maggioranza in consiglio ma ricandidatosi e rieletto nel giugno 2022, non è stato l’unico politico coinvolto nell’operazione “Terra bruciata”, che mercoledì scorso ha dato un duro colpo al clan Laudani (vedere archivio sul link Sicilia news ndr) con 21 persone arrestate. Un avviso di garanzia, con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, oltre al primo cittadino, l’avevano ricevuto anche l’attuale presidente del consiglio comunale Carmelo Tindaro Scalisi e l’ex consigliere comunale Marco Crimi Stigliolo. Quest’ultimo, eletto nel 2018 nella lista civica “Insieme per Randazzo-Francesco Sgroi sindaco”, è anche cugino di Giovanni Farina, tra gli indagati perché ritenuto appartenente al clan dei Laudani con anche un ruolo di spicco all’interno dell’organizzazione mafiosa. È a lui che Sgroi e Crimi Stigliolo avrebbero promesso un posto di lavoro in cambio del voto per le elezioni comunali del maggio del 2018. La posta in gioco sarebbe stata l’assunzione nella ditta “Ecolandia srl”, addetta alla raccolta dei rifiuti a Randazzo. Quando Sgroi viene eletto sindaco, Farina in effetti ottiene un contratto a tempo determinato. Quattro mesi, da luglio a ottobre del 2018. Un’assunzione che per gli inquirenti sarebbe stata legata «principalmente al suo carisma criminale». Nell’attesa che si concretizzi il rapporto di lavoro, Farina impaziente parla con il cugino consigliere che lo rassicura riportandogli le parole che il sindaco in persona avrebbe pronunciato a garanzia del mantenimento dell’impegno preso in precedenza: «Giovanni è dentro effettivo, io non lo voglio trascurare – dice Crimi Stigliolo a Farina riportando una conversazione che sostiene di avere avuto con il primo cittadino –: che fai, scherzi? Uno che per Giovanni abbiamo rispetto, due è un tuo cugino che ti ha seguito nella politica». Un seguire che tradotto significa, come spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare, che l’esponente del clan Laudani si sarebbe impegnato per procacciare voti. Stessa promessa di un posto di lavoro nella stessa ditta dei rifiuti sarebbe anche quella fatta dall’attuale presidente del consiglio comunale Carmelo Tindaro Scalisi – che era già stato tra gli scranni del civico consesso randazzese anche nel corso della precedente amministrazione – a Samuele Portale. Il nipote di Salvatore Sangani, detto Turi che, a partire dal 2008, si sarebbe sostituito nella reggenza del clan locale al fratello Oliviero, finito in carcere perché condannato per un triplice omicidio, q uello dei Spartà, padre e due figli, uccisi nel loro ovile di contrada Monte La Guardia, il 22 gennaio 1993. Anche Portale, classe 1988 e indicato come braccio destro dello zio, era finito tra gli arrestati. Oltre a quella dell’assunzione, per lui ci sarebbe stata anche la promessa dell’assegnazione di un alloggio popolare. Un nodo al fazzoletto che, poco dopo gli esiti elettorali, Portale decide di provare a sciogliere incontrando il consigliere Scalisi nel dicembre del 2018. Niente da fare. Ancora insoddisfatto per non avere ottenuto quanto gli era stato garantito, nel marzo del 2019 Portale sarebbe passato a quelli che gli inquirenti hanno definito «metodi forti propri dell’associazione mafiosa». E lo avrebbe fatto minacciando di morte l’assegnatario di quell’alloggio popolare che gli era stato promesso. L’uomo, un emigrato in Germania, decise però di denunciare ai carabinieri le minacce rivolte non solo a lui ma anche ai propri familiari e a chi viveva nella casa che, a un certo punto, decide di lasciare. Venuto a conoscenza della denuncia, Portale si sarebbe rammaricato di non potere uccidere l’uomo che per telefono aveva raccontato tutto alle forze dell’ordine fornendo loro anche le conversazioni su Messenger, applicazione di messaggistica di Facebook. Escluso l’omicidio, Portale resta fermo nell’intento di volere punire l’uomo che lo ha denunciato: «Gli devo rompere le ginocchia e i gomiti – dice parlando in auto con un altro uomo senza sapere di essere intercettato –, sa che non ci può più venire lui qui (a Randazzo, ndr) perché lo sa come gli finisce. Lui perché se ne va in caserma? Che cambia dopo che te ne vai in caserma?».

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, lunedì 27 marzo 2023, ore 15,13. 

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