
Dopo mesi di silenzio strategico sui social, il consigliere di minoranza PAOLO STARVAGGI (foto sopra) rompe gli indugi e dichiara conclusa la fase del “profilo basso”. Da oggi inizia quella dello scontro aperto e partecipazione popolare ma fuori dall’aula consiliare o dalle interrogazioni. Qual è l’obiettivo? Le elezioni regionali 2027 o una seconda candidatura a sindaco di Sant’Agata Militello nel 2028? Il servizio…
TERESA FRUSTERI
Dopo mesi di silenzio strategico sui social, il consigliere di minoranza Paolo Starvaggi rompe gli indugi e dichiara conclusa la fase del “profilo basso”. Con un videomessaggio dai toni duri e netti, l’ex candidato sindaco della coalizione uscita sonoramente sconfitta alle elezioni amministrative del 2023, traccia il bilancio di metà mandato dell’attuale amministrazione, definendolo “assolutamente fallimentare”, e annuncia il passaggio a una fase di scontro aperto e partecipazione popolare. I grandi proclami, però, si scontrano inevitabilmente con la memoria storica della città e con il tempismo, a dir poco sospetto, di questa improvvisa fiammata di attivismo.
Dal “profilo costruttivo” all’accusa di arroccamento
Nel video, il consigliere di minoranza difende la linea morbida adottata negli ultimi tre anni, spiegando che l’obiettivo iniziale era non alimentare tensioni in una città già gravata da troppe criticità, evitando di “sparare sulla Croce Rossa”. Una scelta di responsabilità che, tuttavia, secondo lui non avrebbe portato i frutti sperati.
La disponibilità al dialogo sarebbe stata sistematicamente ignorata dalla giunta in carica: “Siamo stati assolutamente ignorati. Anche le nostre azioni volte all’acquisizione di atti e alla trasparenza amministrativa hanno trovato e continuano a trovare ostacoli. C’è un sindaco e una giunta che si sono chiusi nel palazzo”.
L’atto d’accusa si concentra sulla presunta parzialità dell’azione amministrativa che, secondo il consigliere di opposizione, si sarebbe limitata a settori specifici come l’edilizia e i servizi cimiteriali, intercettando solo “la cerchia ristretta delle persone che li hanno sostenuti in campagna elettorale”, lasciando il resto della città in una condizione di abbandono.
La metafora dello scontro: “Come Attila e gli Unni”
I toni della polemica si alzano ulteriormente quando si passa alla descrizione dello stato in cui versa il comune. L’ex candidato sindaco non usa mezzi termini e ricorre a una metafora storica decisamente iperbolica per descrivere l’azione della maggioranza.
“Nonostante Attila con i suoi Unni abbiano finito di trarre dal suolo Sant’Agata che sta cadendo a pezzi, non riusciranno a portare alle estreme conseguenze il loro percorso impedendo che possa ancora crescere un filo d’erba”.
La nuova strategia: formato campagna elettorale con due anni d’anticipo
La vera novità politica dell’annuncio risiede nella strategia comunicativa. Starvaggi ha deciso di non limitarsi più all’attività istituzionale delle interrogazioni e dei consigli comunali – definiti ormai strumenti insufficienti (non avendo torto ndr) – ma di riportare la politica nelle piazze e sui social, adottando lo schema tipico delle scadenze elettorali ma con ben due anni di anticipo rispetto al voto comunale. Il piano d’action prevede:
Dirette Facebook e video informativi per analizzare i singoli procedimenti amministrativi.
Comizi e incontri pubblici per intercettare i cittadini fuori dal “palazzo”.
L’apertura di un dibattito cittadino permanente, con l’invito formale a sindaco e giunta per un confronto pubblico (che la minoranza si dice già certa verrà disertato).
Il video si chiude con una fiche pesante sul tavolo: l’ex sfidante si dice “totalmente in campo” e pronto a ricandidarsi a sindaco, pur aprendo alla possibilità di un passo di lato per una figura di garanzia coalizzatrice.
Il “retropensiero”: chi non lo conosce lo compra caro
Fin qui la messinscena e le dichiarazioni ufficiali. Ma la politica locale vive soprattutto di retroscena e tempismo, e a Sant’Agata nessuno mastica pane e ingenuità. Di fronte a questo improvviso risveglio, dopo quasi tre anni di letargo, la reazione di molti cittadini è riassumibile in un vecchio e saggio adagio popolare: “chi non lo conosce, lo compra caro”. Perché riaccendere i motori della propaganda proprio adesso, a metà mandato e con questa foga? Il sospetto, che circola con insistenza negli ambienti politici, è che dietro la narrazione accorata della “rinascita del paese” e dell’amore sviscerato per il territorio, si nasconda un calcolo che va ben oltre i confini comunali. Il vero obiettivo di questa “campagna elettorale permanente” lanciata in anticipo potrebbe essere quello di spianare il terreno in vista delle prossime elezioni regionali in programma nel 2027. Polarizzare lo scontro, accreditarsi come l’unico vero paladino del popolo contro il “palazzo” e occupare “militarmente” lo spazio mediatico locale, è la strategia perfetta per blindare un pacchetto di voti pesante, da far valere sui tavoli palermitani per una futura candidatura o per pesare nelle trattative che contano.
Grandi proclami, piccole liti: qual è il vero bilancio?
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, specie se si va a guardare lo storico del personaggio. Nella sua lunga arringa, il consigliere parla di “battaglie portate avanti nell’interesse dei cittadini”. Ma la memoria storica della città racconta una realtà ben diversa e molto meno eroica. Quali sarebbero le memorabili battaglie concrete che l’ex candidato sindaco ha sposato in questi tre anni per il bene della comunità? A parte qualche accesa schermaglia d’aula e le solite, inevitabili liti da consiglio comunale – utili più a sollevare polverone che a produrre risultati concreti – la percezione diffusa è che il consigliere si sia sempre fatto i fatti propri. Ha preferito un profilo di comoda prudenza e disimpegno sui dossier davvero spinosi del paese, badando bene a non pestare i piedi a nessuno quando c’era da esporsi sul serio. Vederlo oggi vestire i panni del condottiero pronto a difendere il territorio dall’invasione degli “Unni” fa sorridere chi conosce i retroscena.
Se si tratti di reale e improvvisa preoccupazione per le sorti di Sant’Agata, di una scientifica operazione di posizionamento per le regionali o, più semplicemente, del disperato tentativo di riguadagnare la visibilità perduta dopo anni di assenteismo e affari privati, saranno i fatti a dirlo. Nel frattempo, la macchina dei video social è ripartita. Resta da vedere se i santagatesi decideranno di “comprare” questa nuova fase a scatola chiusa o se, guardando oltre la facciata, preferiranno chiedere il conto anche a chi ha fatto un’opposizione finora non pervenuta.
Edited by, lunedì 1 giugno 2026, ore 12,24.