Salute&Benessere: Calcoli alla colecisti o cistifellea

Oltre il 20% della popolazione italiana presenta calcoli alla colecisti, chiamata anche cistifellea. In buona parte dei casi i calcoli rimangono in questo piccolo organo addominale senza causare gravi o particolari disturbi. Tuttavia ogni anno tra l’1 e il 4% dei pazienti va incontro a una colica biliare o ad altre complicanze legate alla calcolosi, che rappresentano la seconda causa di ricovero nei reparti di gastroenterologia. Questo l’argomento presentato questa settimana dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, nella rubrica di grande successo “Salute&Benessere”…

Oltre il 20% della popolazione italiana (più di due persone su dieci) presenta calcoli alla colecisti, chiamata anche cistifellea. In buona parte dei casi i calcoli rimangono in questo piccolo organo addominale senza causare gravi o particolari disturbi. Tuttavia ogni anno tra l’1 e il 4 per cento dei pazienti va incontro a una colica biliare o ad altre complicanze legate alla calcolosi, che rappresentano la seconda causa di ricovero nei reparti di gastroenterologia.

Ma cosa sono i calcoli alla colecisti? Sono degli agglomerati, di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro, che si formano all’interno della colecisti. Nella gran parte dei casi sono costituiti da colesterolo.

Quali sono i fattori di rischio per la loro formazione? Oltre la famigliarità, un cattivo stile di vita, una alimentazione poco bilanciata e l’obesità ne aumentano il rischio. Con il supporto di un medico specialista, si potrà constatare l’aumento di possibilità di svilupparli anche durante la gravidanza (a causa della maggiore produzione di estrogeni) ovvero per l’assunzione di terapie ormonali sostitutive in menopausa, così come di alcuni farmaci per le patologie del fegato e dell’intestino. Anche in questo caso è importante, il consulto del medico.

Come capisco che ho una colica biliare? Una colica biliare, che potrebbe richiedere il ricovero in ospedale, è caratterizzata da dolore, febbre, alterazione degli esami del fegato ed eventualmente ittero, ovvero la colorazione giallastra assunta dalla pelle che tipicamente all’inizio si evidenzia a livello del bianco degli occhi (sclere). La colica biliare può essere complicata sia dalle condizioni della colecisti (colecistite acuta o cronica), sia dalle problematiche legate alla migrazione del calcolo nel coledoco, un dotto molto sensibile e di piccolo calibro, che permette alla bile di defluire dal fegato e dalla colecisti nell’intestino. In questo caso le due complicanze più importanti che possono verificarsi sono la colangite e la pancreatite acuta. La situazione può peggiorare con la colecistite acuta quando il calcolo si muove all’interno della colecisti e va a bloccare il dotto cistico. Se il calcolo va oltre la colecisti ed entra nel coledoco può generare una dilatazione acuta di questo condotto o rimanervi incastrato, provocando la colangite o la pancreatite acuta. La colangite è un’infezione acuta delle vie biliari, caratterizzata da ittero e dolore. La pancreatite acuta causa dolore addominale, febbre, nausea, vomito, aumento degli enzimi pancreatici e può essere di gravità variabile, ma non va mai sottovalutata. Se i calcoli non danno sintomi non occorre alcun trattamento, ma solo una strategia di vigile attesa, seguendo le indicazioni del medico e non escludendo una alimentazione bilanciata e la perdita di peso.

Nella grande maggioranza dei casi, le coliche biliari, passata la fase acuta, sono trattate chirurgicamente (attraverso la rimozione della colecisti), anche se esiste la possibilità di ricorrere anche a una terapia farmacologica, la cosiddetta dissoluzione con acidi biliari (il farmaco di scelta è l’acido ursodesossicolico), efficace solo in un limitato gruppo di pazienti con piccoli calcoli fluttuanti, con motilità della colecisti conservata. Se la colica è legata a un calcolo nel coledoco (colangite/ pancreatite acuta), bisogna prima rimuovere il calcolo in endoscopia e poi valutare la rimozione della colecisti perché si potrebbero verificare un secondo o terzo episodio di colangite o pancreatite acuta, magari più gravi. In questo come in tutti i casi in cui è in gioco la nostra salute, è importane evitare “il fai dai te” e rivolgersi con fiducia ad un medico specialista. Non dimentichiamo poi, che, in casi di familiarità, queste patologie possono essere prevenute con uno stile di vita corretto e una alimentazione bilanciata, che è la base del nostro benessere.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 14 maggio 2021, ore 18,39. 

 

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