
Cosa è la fame nervosa? Da cosa è generata? Come conciliarla, cosa mangiare? Interrogativi risolti dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, nella settimanale rubrica “Salute&Benessere”. Il servizio…
Le voglie alimentari dettate dalla fame nervosa sono il desiderio improvviso di un determinato cibo, il cui sapore spesso ci ricorda un momento felice, o che è capace di regalarci soddisfazione in un determinato momento, ad esempio al termine di una giornata lunga e difficile. Cedere a questo desiderio, spesso si accompagna al senso di colpa perché ci siamo concessi un cibo poco salutare o troppo calorico. Resistere può essere molto difficile e il desiderio trasformarsi in una vera ossessione: la scienza spiega che in alcuni casi può anche essere controproducente.
Le voglie di cibo nascono in regioni del cervello che non hanno niente a che fare con la regolazione del meccanismo di fame e di sazietà, ma piuttosto in quelli che presiedono alla memoria, al piacere e alla ricompensa. Se siamo normopeso e non abbiamo particolari malattie, il fatto di concedersi qualche soddisfazione alimentare non è un gran problema: al massimo basterà compensare lo stravizio con un po’ di attenzione nei pasti successivi, aumentando nel contempo l’attività fisica. In questo caso ci possono venire in soccorso i principi dell’alimentazione intuitiva (intuitive eating), ovvero di quello stile di nutrizione che invita ad ascoltare i suggerimenti del proprio corpo e a regolarsi in base alle sue richieste. Nell’intuitive eating non esistono cibi permessi e altri proibiti: l’importante è variare e mantenere sani abitudini, tra cui mangiare di tutto, puntare su alimenti di qualità e in quantità moderate, fare regolarmente attività fisica. Alcuni studi recenti invitano però ad ascoltare anche i messaggi emotivi che arrivano dal corpo, assecondandoli almeno di quando in quando: se ne trarrebbe una maggiore consapevolezza di sé e una immagine più positiva del proprio corpo. Uno studio ha monitorato un centinaio di soggetti per alcuni anni e ha concluso che le persone con un approccio intuitivo all’alimentazione soffrivano meno di frequente di disturbi alimentari, di depressione e non si sforzavano di controllare il proprio peso con diete estreme. In caso di voglie alimentari e di impulsi al Food Craving, come gli inglesi chiamano la fame nervosa, questi soggetti si impegnavano semmai per capire da che cosa nascesse l’impulso e individuavano un modo per soddisfarlo senza far ricorso esclusivamente al cibo.
Le voglie di cibo nascono a volte da squilibri ormonali e per questo sono più frequenti durante la gravidanza, oppure nel periodo premestruale o durante la menopausa. A parte queste poche e specifiche situazioni, di solito circoscritte nel tempo, la fame nervosa nasce dallo stress e dalla difficoltà nel gestire le proprie emozioni.
Se stiamo seguendo una dieta, le restrizioni imposte dal piano alimentare, specie se molto rigido, e la consuetudine di dividere gli alimenti nelle categorie di “cibi buoni” (quelli permessi) e “cibi cattivi” e quindi vietati ci spingeranno a privarci sistematicamente di questi ultimi, fino a farceli desiderare spasmodicamente. In molti casi, non si tratta solo di poca volontà, ma di una questione di bisogni, i quali tendono con la loro forza a prevaricare la forza d’animo. Ma contro le tentazioni, spesso è una questione di strategie, e queste si possono imparare. Proviamo a seguire questi semplici suggerimenti:
1) Provare a convivere con la voglia, capire perché è nata e quale messaggio ci stia trasmettendo.
2) Concentrarsi sul proprio corpo, respirare a fondo e non permettere alla mente di vagare, spostando l’attenzione altrove.
3) Cambiare l’ambiente, evitando di avere a disposizione scorte di cibi appetibili e “pericolosi”.
4) Evitare i regimi troppo rigidi: una fame eccessiva e gli abbassamenti della glicemia favoriscono il desiderio di cibo ricco in calorie.
5) Concedersi ogni tanto i cibi desiderati, perché non è realistico imporsi di sostenere una continua privazione.
6) L’attività fisica libera endorfine e queste, al termine dell’allenamento, fanno avvertire di meno la fame.
7) Il languore dello stomaco vuoto si può ingannare, almeno per un po’, con una bevanda calda. Nel frattempo, dedichiamoci a un’attività interessante capace di assorbire la nostra attenzione: l’impulso nei confronti del cibo dovrebbe diminuire.
Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.
ISABELLA SALVIA
I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.
Edited by, venerdì 14 novembre 2025, ore 20,54.