
Non poteva altro che essere l’Hantavirus l’argomento di questa settimana scelto dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, per la rubrica “Salute&Benessere”. C’è pericolo? Qual è la differenza con la pandemia del Covid? In ogni caso il mondo sanitario è in allerta. Il servizio…
ISABELLA SALVIA
Negli ultimi giorni l’Hantavirus è tornato al centro dell’attenzione internazionale dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius, partita dal Sud America.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le autorità sanitarie di diversi Paesi stanno monitorando decine di passeggeri dopo alcuni casi confermati e tre decessi collegati al virus Andes, una variante rara di Hantavirus. Secondo gli aggiornamenti più recenti, i casi sospettati sarebbero almeno undici, di cui 8 confermati.
Alcuni passeggeri americani sono stati trasferiti in strutture di quarantena negli Stati Uniti, mentre anche in Europa sono scattati monitoraggi e sorveglianze sanitarie.
In Italia il Ministero della Salute ha attivato protocolli di controllo per alcune persone rientrate dal viaggio o entrate in contatto con casi sospetti.
Gli Hantavirus sono una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici. Non esiste un unico “Hantavirus”. Esistono infatti diverse varianti diffuse in aree differenti del mondo.
In Europa e Asia provocano soprattutto febbri emorragiche con interessamento renale, mentre nelle Americhe possono causare la cosiddetta sindrome polmonare da Hantavirus (HPS), una forma respiratoria potenzialmente molto grave.
La variante coinvolta nel focolaio della nave da crociera è il virus Andes, diffuso soprattutto in Sud America. Questo è considerato particolare perché, a differenza della maggior parte degli Hantavirus, può trasmettersi in casi limitati anche da persona a persona attraverso contatti molto stretti e prolungati.
Il contagio avviene soprattutto attraverso l’inalazione di particelle provenienti da urine, saliva o feci di roditori infetti. Il rischio aumenta in ambienti chiusi e poco ventilati, come magazzini, baite, cantine o rifugi dove possono essere presenti escrementi di topi.
Più raramente il virus può trasmettersi tramite morsi di roditori, toccando superfici contaminate e poi occhi, naso o bocca e, nel caso del virus Andes, attraverso contatti ravvicinati con persone sintomatiche.
Gli esperti sottolineano però che non si tratta di un virus altamente contagioso come influenza o Covid-19 e le autorità sanitarie internazionali continuano infatti a definire “basso” il rischio per la popolazione generale.
L’infezione può iniziare come una comune influenza: febbre, dolori muscolari, mal di testa, nausea, disturbi gastrointestinali e stanchezza intensa i primi sintomi.
Nei casi più severi, soprattutto nella sindrome polmonare da Hantavirus, compaiono rapidamente tosse, difficoltà respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni. È questa la fase più pericolosa della malattia.
Il periodo di incubazione può essere lungo poiché varia da una a sei settimane dopo l’esposizione. Per questo motivo l’OMS ha raccomandato fino a 42 giorni di sorveglianza sanitaria per i contatti più a rischio legati al focolaio della crociera.
L’Hantavirus è raro, ma può avere una mortalità elevata nei casi gravi. Secondo dati riportati da esperti e autorità sanitarie, nel 2025 nelle Americhe sono stati registrati 229 casi e 59 decessi, con una letalità superiore al 25%.
Nonostante questo, gli epidemiologi invitano a evitare allarmismi. I focolai restano circoscritti e il virus non ha la capacità di diffusione rapida osservata in altre epidemie recenti.
Le misure preventive riguardano soprattutto il contatto con roditori e ambienti contaminati:
• arieggiare locali chiusi prima di pulirli;
• usare guanti e mascherine durante la pulizia di aree con tracce di roditori;
• evitare di sollevare polvere se si trovano escrementi;
• conservare bene cibo e rifiuti;
• controllare infestazioni di topi in abitazioni e magazzini.
Al momento non esiste un vaccino universalmente disponibile contro l’Hantavirus, e la terapia si basa soprattutto sul supporto medico precoce nei casi più gravi.
Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.
I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.
Edited by, giovedì 15 maggio 2026, ore 15,07.