Op. “Concussio”: La Cassazione annulla la sentenza (con rinvio), appello ter per Pino Lo Re e la zia cartomante

Sarà processo ter in appello per GIUSEPPE LO RE (foto in alto), detto “Pino”, di Caronia e la zia cartomante ISABELLA DI BELLA, di Acquedolci, protagonisti dell’operazione “CONCUSSIO” sulle presunte estorsioni intorni ai lavori a Fiumara d’Arte, che nel 2019 portò allo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del comune di Mistretta. Dopo l’assoluzione dell’ex consigliere comunale amastratino VINCENZO TAMBURELLO, la Cassazione ha annullato, con rinvio, la seconda sentenza in appello per Lo Re a 4 anni e la Di Bella a 2 anni e 6 mesi, disponendo la celebrazione di un nuovo processo in appello. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Sarà processo ter in appello per Giuseppe Lo Re, detto “Pino” e la zia cartomante Isabella Di Bella, protagonisti dell’operazione “Concussio” sulle presunte estorsioni intorni ai lavori a Fiumara d’Arte, che nel 2019 portò allo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del comune di Mistretta. La Corte di Cassazione, infatti, ha annullato, con rinvio, la sentenza della Corte d’Appello di Messina che, il 9 novembre 2022, ha assolto il commercialista ed ex consigliere comunale di Mistretta Vincenzo Tamburello, riducendo le condanne per Lo Re a 4 anni e a 2 anni e mezzo per la Di Bella. I giudici di secondo grado avevano cioè confermato l’accusa di estorsione, escludendo l’aggravante mafiosa. Adesso la Suprema Corte ha chiesto un nuovo esame, ancora una volta ai giudici d’appello, per riverificare la responsabilità dell’accusa di estorsione, accogliendo così in parte la richiesta dei difensori, gli avvocati Giuseppe Serafino e Alvaro Riolo. Anche il Procuratore generale, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’annullamento delle condanne perché “non si rinvengono gli estremi della minaccia”.

La cartomante Isabella Di Capua

Ci sarà quindi un nuovo processo d’appello, che è il terzo perché a sua volta la sentenza dello scorso autunno era seguita ad un primo rinvio della Cassazione, che aveva annullato la precedente sentenza con la quale il 17 maggio 2021 erano stati condannati Lo Re a 7 anni e mezzo ed a 3 anni la Di Bella. Annullata senza rinvio la sentenza per gli altri imputati per cui in appello erano state disposte lievi riduzioni di pena infine per le accuse di trasferimento fraudolento di valori in concorso con Lo Re, e già condannati in primo grado a pene intorno ai due anni.

L’OPERAZIONE

L’operazione “Concussio”, scattata il 20 aprile 2018, era scaturita dagli esiti di una complessa indagine condotta, sin dal 2015, dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Messina – coordinata dai sostituti procuratori della DDA Angelo Cavallo (oggi Procuratore capo a Patti) e Vito Di Giorgio (oggi Procuratore aggiunto a Messina) – nei confronti della famiglia mafiosa di Mistretta, che aveva permesso di disvelare un tentativo di estorsione – posto in essere da un consigliere comunale di Mistretta del tempo -, il Tamburello, in concorso con altri due soggetti, di cui uno già destinatario di un provvedimento di sequestro dei beni, Giuseppe “Pino” Lo Re, di Caronia, in ragione della sua riconosciuta intraneità a Cosa nostra palermitana (mandamento di San Mauro Castelverde) – ai danni di due imprenditori titolari dell’impresa “Pegaso” di Brolo, Rosario Fortunato e la moglie Barbara Scaffidi, aggiudicatari dell’appalto, del valore di circa 1 milione di euro, indetto dal citato Comune e finanziato dall’Unione Europea per la riqualificazione dei dodici siti dove sono installate le opere d’arte contemporanea che costituiscono il noto percorso culturale Fiumara d’Arte del mecenate Antonio Presti. Le investigazioni avevano permesso di documentare l’intestazione fittizia, in favore dei complici di due locali notturni ed uno stabilimento balneare ed un’attività di compravendita on line di auto usate, attività ubicate a Torrenova e Nicosia (due night club) e un lido a Santo Stefano di Camastra. Venne data anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo disposto nei confronti delle medesime attività commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonché di cinque autovetture nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. L’inchiesta fu avviata nel settembre 2015 quando una coppia di coniugi imprenditori edili, i titolari della “Pegaso”, si rivolse ai carabinieri del Comando Provinciale di Messina raccontando di essere vittime di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del Tar di Catania conseguente ad un ricorso, l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato Fiumara d’Arte – opere finanziate dalla Comunità Europea -, con un importo a base d’asta pari ad 1 milione di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. (Associazione Temporanea d’Imprese) con un’offerta pari a 802.000 euro e spiegando che erano stati avvicinati dal consigliere comunale di Mistretta del tempo Vincenzo Tamburello, che aveva loro rappresentato che l’impresa che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso aveva già versato la somma di 50.000 euro ad alcuni soggetti del luogo, i quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Pertanto il Tamburello aveva richiesto alla coppia di coniugi ed imprenditori di corrispondere la somma di 35.000 euro – da devolvere ad una donna che veniva indicata come la “signorina” la quale aveva un fratello detenuto (per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) – e, inoltre, li invitava ad assumere nei propri cantieri tre operai dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi e infine li esortava a rifornirsi del conglomerato cementizio presso l’impianto dei fratelli Antonino e Teodoro Lamonica, di Caronia e assicurando che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva né danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori forniture, egli avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato. Le investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali, permettevano di riscontrare le prime dichiarazioni rese informalmente dall’imprenditore ampliandole ed identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro. La donna citata come la “signorina” venne identificata in Maria Rampulla, deceduta nel maggio 2016, sorella di Pietro (condannato per essere stato l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta”, deceduto nel 2010. Gli ulteriori due complici furono identificati in Giuseppe Lo Re detto “Pino”, personaggio ritenuto intraneo all’associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia di questi, Isabella Di Bella, una cartomante di Acquedolci alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l’aggiudicazione dell’appalto, l’imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull’appalto. La Di Bella, avendo appreso di questa situazione, la volgeva a proprio favore, facendo apparire necessario ai coniugi l’intervento del nipote (Pino Lo Re) presentato come persona di rispetto ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all’aggiudicazione dell’appalto ed al contenzioso aperto di fronte al Tar. I due imprenditori accettavano l’aiuto ed incontravano il Lo Re in uno dei suoi night club. Pino Lo Re – in questo primo incontro – riferiva ai coniugi che l’impresa che precedentemente era stata aggiudicataria aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due erano stati successivamente contattati da Vincenzo Tamburello con il quale si incontravano all’interno del Comune di Mistretta. Questi confermava la versione fornita da Lo Re. Quando nel settembre 2015 il Tar di Catania diede ragione ai due imprenditori, il Lo Re dapprima attraverso la Di Bella e, successivamente di persona, avanzava ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la “signorina”. I due imprenditori, che attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale del Lo Re, si preoccupavano e rappresentavano al Tamburello la richiesta ricevuta da Lo Re e questi, per nulla sorpreso, riferiva loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, con ciò dimostrando quasi una sovra ordinazione rispetto al Lo Re. Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcato i soggetti coinvolti nell’estorsione, integravano le prime sommarie indicazioni fornite ai carabinieri con ulteriori dettagli che permisero agli inquirenti di ricostruire completamente la vicenda. Inoltre le indagini accertarono come il Lo Re, in ragione della sottoposizione ad una misura di prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso dei complici (undici iniziali, di cui cinque stranieri) che nel tempo si erano prestati a fare da teste di legno alle sue attività economiche, gestisse di fatto due night club, uno a Torrenova ed uno a Nicosia, un lido balneare a Santo Stefano di Camastra ed un’attività di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita on line. In particolare, l’attività investigativa accertò che il Lo Re disponeva dei conti correnti bancari delle società ancorché formalmente intestati ai fittizi titolari nonché come lo stesso gestisse quotidianamente i suoi night club occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate. L’arresto di Tamburello fu il trampolino di lancio per lo scioglimento del consiglio comunale di Mistretta per infiltrazioni mafiose e con il commissariamento seguente prima che, nell’ottobre 2021, il centro amastratino tornasse alle urne. Ma, come visto, al culmine della vicenda, Tamburello è stato assolto.

Edited by, sabato 30 settembre 2023, ore 9,23. 

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