Patti: Maltrattamenti in famiglia. Coppia condannata in primo grado, assolta in appello

Condannati in primo grado, assolti in appello “perché il fatto non sussiste”. E’ l’epilogo di una vicenda giudiziaria riguardante una donna, STEFANIA MISTRETTA, di Patti e il suo compagno GIUSEPPE LONGO, accusati di maltrattamenti in famiglia per fatti accaduti a Patti il 20 maggio 2019 quando MICHAEL BRUNO (foto in alto), 16 anni, figlio della Mistretta, fu trovato morto impiccato in un vecchio immobile destinato a suo tempo ad una fabbrica. Secondo l’accusa originaria la coppia era ritenuta responsabile dei maltrattamenti che avrebbero poi indotto il giovane al suicidio. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Condannati in primo grado, assolti in appello “perché il fatto non sussiste”. E’ l’epilogo di una vicenda giudiziaria riguardante una donna, Stefania Mistretta, di Patti e il suo compagno Giuseppe Longo, accusati di maltrattamenti in famiglia per fatti accaduti a Patti il 20 maggio 2019 quando Michael Bruno, 16 anni, figlio della Mistretta, fu trovato morto impiccato in un vecchio immobile destinato a suo tempo ad una fabbrica, poco fuori il centro abitato di Patti. Secondo l’accusa originaria la coppia era ritenuta responsabili dei maltrattamenti che avrebbero poi indotto il giovane al suicidio.

Il 23 luglio 2024 il collegio giudicante del Tribunale di Patti (presidente Ugo Scavuzzo, a latere Eleonora Vona e Giovanna Ceccon) aveva condannato entrambi gli imputati a 5 anni di reclusione. I giudici di primo grado andarono oltre le richieste del pm Roberta Ampolo che, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto 4 anni di reclusione. I giudici avevano disposto anche a carico dei due imputati il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede al padre del ragazzo, FERDINANDO BRUNO, di Certaldo (Firenze), costituitosi parte civile. In appello la situazione si è completamente ribaltata e anche il procuratore generale Giuseppe Lombardo, come i legali della difesa, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione. La Corte d’Appello di Messina (presidente Bruno Sagone, a latere Orlando e Urbani), ha disposto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, revocando anche quanto era stato disposto in sede civile.

A suo tempo, quando si venne a conoscenza di questa tragica vicenda, che scosse non poco la comunità pattese, le indagini furono condotte dalla Compagnia dei carabinieri di Patti e si ventilò l’ipotesi, tra le altre, che il sedicenne Michael Bruno fosse stato indotto al gesto estremo da cattive compagnie. Ed è stata questa la tesi del legale della donna, l’avvocato Fabio Di Santo e del compagno, l’avvocatessa Eliana Raffa, i quali hanno sostenuto come quel giorno il giovane avesse subito un atto di bullismo e che questa circostanza avesse provocato una reazione tale da condurlo alla morte. Al termine del processo di primo grado gli avvocati Di Santo e Raffa avevano preannunciato appello, confermando che non vi fossero state responsabilità a carico dei loro assistiti. I due legali avevano voluto specificare inoltre come la mamma ed il compagno avessero sempre dimostrato cura e dedizione nei confronti del ragazzo, rimasto vittima di bullismo anche alle scuole elementari e alle medie. Questo hanno confermato i due legali anche davanti alla Corte d’Appello di Messina, dove è stata disposta l’assoluzione perché il fatto non sussiste. I legali di parte civile, del foro di Firenze, lette le motivazioni che saranno depositate entro novanta giorni, ricorreranno in Cassazione per chiedere l’annullamento con rinvio della sentenza.

Edited by, giovedì 9 ottobre 2025, ore 15,06. 

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