
Sequestro di beni per un valore superiore a 1,2 milioni di euro nei confronti di due soggetti indagati per i reati di truffa ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Ad eseguire il provvedimento, su delega della Procura di Messina, sono stati i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina. Le indagini sono state delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a cui due investitori, in qualità di persone offese, avevano denunciato il mancato rimborso dei capitali affidati. Oltre ai due investitori è stata denunciata anche la moglie di uno dei due. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Sequestro di beni per un valore superiore a 1,2 milioni di euro nei confronti di due soggetti indagati per i reati di truffa ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Ad eseguire il provvedimento, su delega della Procura di Messina, sono stati i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina. Le indagini sono state delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a cui due investitori, in qualità di persone offese, avevano denunciato il mancato rimborso dei capitali affidati.
I due indagati – operanti, rispettivamente, l’uno, nel messinese, l’altro, in territorio elvetico – sfruttavano la pregressa esperienza professionale nel settore della consulenza finanziaria, per attirare clienti, attraverso la proposta di investimenti nel settore obbligazionario di società maltesi, con la promessa di rendimenti elevati e sicuri. In realtà, i titoli erano riconducibili ad una società facente capo direttamente a uno degli indagati. Al fine di rendere credibile lo schema, venivano, inizialmente, corrisposti i guadagni correlati a “cedole periodiche”, facendoli risultare come provenienti da una società fiduciaria nazionale, alimentando, così, le rosee prospettive di guadagno degli investitori.
Le attività investigative hanno svelato una complessa rete di schermatura: i fondi, costituiti dalle somme di denaro carpite alle ignare vittime della truffa, venivano trasferiti su conti correnti a Malta o presso altre società estere, allo scopo di occultare l’identità del reale beneficiario. Gli accertamenti, svolti anche tenendo conto delle verifiche svolte parallelamente dagli organismi di vigilanza e regolazione, hanno confermato che nessuna delle società coinvolte era autorizzata alla raccolta del risparmio, né i soggetti indagati possedevano i requisiti per operare.
Il Gip del Tribunale di Messina, accertando il pericolo di dispersione del patrimonio verso l’estero, ha disposto il sequestro di oltre 1,2 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito. Nell’inchiesta è emerso anche il ruolo della moglie di uno dei consulenti, indagata per aver messo a disposizione il proprio conto corrente per occultare le provvigioni indebitamente percepite dal marito.
Edited by, sabato 14 febbraio 2026, ore 9,56.