Salute&Benessere: Buoni e cattivi?

E’ tutto da scoprire e da leggere il servizio settimanale di oggi per la rubrica “Salute&Benessere” curata dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale. Buoni e cattivi perché? Per diversificare i cibi, importanti per la cura dell’alimentazione, da quelli appunto buoni e quelli non buoni…

Spesso, leggendo le raccomandazioni nutrizionali, che tante istituzioni scientifiche mettono a punto per aiutare le scelte individuali, si tende dividere i cibi in “buoni” e “cattivi”. Ci sono delle trappole nel considerare semplificazioni così eccessive. È opportuno premettere che nessun alimento è nocivo in sé. Già Paracelso nel XVI secolo spiegava che “è la dose che fa il veleno”. L’alimentazione, in via generale, è soprattutto una questione di dosi, ovvero di porzioni. Senza una specifica indicazione medica, è inutile eliminare completamente un alimento che si mangia abitualmente in piccole quantità. Un esempio classico può essere il cioccolato che, a fronte di un profilo nutrizionale che non può essere definito “salutare” in assoluto (contiene zuccheri e grassi saturi), è una fonte rilevante di polifenoli. La sua arbitraria eliminazione dalla dieta comporta oltre che la privazione di un piccolo piacere, anche l’eliminazione di sostanze benefiche, con effetti finali non favorevoli al benessere psicofisico.

La netta suddivisione tra alimenti buoni e cattivi è la conseguenza di un approccio molto, forse troppo, farmacologico di un piano alimentare individuale. È questo un tema che, negli ultimi anni su questa rubrica, abbiamo esaminato, illustrando le buone pratiche per una corretta alimentazione. I professionisti come me devono sforzarsi di fornire ai pazienti (o ai lettori come in questo caso) informazioni chiare, uscendo dalla farmacologia e della fisiologia per veicolare messaggi più semplici e pratici, che si potranno trasformare poi in abitudini di acquisto e di consumo più salutari. È il caso degli omega-3: è difficile cercare di trasferire nel piatto i risultati delle ricerche condotte in laboratorio. Non serve affermare che “è importante assumere più omega-3” se non si spiega che gli omega-3 sono contenuti nel pesce, specie se grasso, e non se ne indicano almeno i livelli di consumo ottimali. La corretta informazione al consumatore passa anche attraverso le etichette nutrizionali, che tenteremo di comprendere nelle prossime settimane, imparando a leggere e interpretare correttamente l’etichetta del singolo prodotto, ma sempre in un’ottica di dieta complessiva.

Capire cosa esattamente contengono gli alimenti che compriamo è fondamentale per non incorrere in carenze nutrizionali e per non rischiare sbilanciamenti assumendo alimenti in eccesso e in difetto. Dal momento che, come detto, nessun cibo va demonizzato, non si dovrebbe escludere nulla dalla dieta senza uno specifico motivo medico documentato da test validati (allergie, specifici problemi metabolici, patologie…), tenendo sempre presente il concetto di dose e di frequenza di consumo nell’ambito di una dieta complessiva. Come sanno bene i miei pazienti, sono favorevole ad un approccio di “positive nutrition” o nutrizione positiva. Dobbiamo basarci su messaggi positivi, propositivi, mirati a incoraggiare abitudini favorevoli, anziché focalizzarci sulle abitudini non favorevoli con imposizioni e divieti. Le campagne di educazione alimentare o la comunicazione al paziente dovrebbero sfruttare questo approccio che ha basi scientifiche molto solide. Bisogna fare in modo che le scelte salutari in campo alimentare vengano fatte spontaneamente evitando approcci privativi che risultano poi controproducenti a livello psicologico, esponendo maggiormente i più fragili al rischio di sviluppare disturbi del comportamento alimentare e abitudini ossessive. Tra l’altro aderire a regimi alimentari basati su teorie di dubbio valore scientifico, escludendo intere categorie di alimenti, può risultare negativo per la salute anziché benefico. Un consiglio per tutti è quello di seguire il proprio medico di e di non farsi attrarre dalla dieta di moda del momento che molto spesso non è supportata da adeguate basi scientifiche.

La nutrizione personalizzata è poi il passaggio successivo. Molti studi hanno dimostrato che ognuno di noi reagisce in modo diverso a ogni componente della dieta. L’esempio più eclatante è quello della caffeina, che nella maggior parte delle persone può indurre insonnia, ma che in una minoranza non ha questo effetto e in casi molto rari può addirittura produrre sonnolenza. Dare indicazioni uguali per tutti porta con alcune criticità. Un alimento, quindi, non è mai buono o cattivo, per tutti!

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 5 novembre 2021, ore 17,17. 

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