SALUTE&BENESSERE: LA LIPOPROTEINA (A). IL “FATTORE DI RISCHIO DIMENTICATO” PER IL CUORE

Per anni la prevenzione cardiovascolare si è concentrata quasi esclusivamente su colesterolo totale, LDL (“colesterolo cattivo”), HDL e trigliceridi. Eppure esiste un parametro meno noto, spesso non incluso negli esami di routine, che può fare una grande differenza nel valutare il rischio di infarto e ictus: la lipoproteina(a), o Lp(a). Questo l’argomento della settimana presentato dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, per la rubrica “Salute&Benessere”. Il servizio…

ISABELLA SALVIA

Per anni la prevenzione cardiovascolare si è concentrata quasi esclusivamente su colesterolo totale, LDL (“colesterolo cattivo”), HDL e trigliceridi.

Eppure esiste un parametro meno noto, spesso non incluso negli esami di routine, che può fare una grande differenza nel valutare il rischio di infarto e ictus: la lipoproteina(a), o Lp(a).

Sempre più studi scientifici e linee guida internazionali indicano che misurarla almeno una volta nella vita può essere fondamentale. Ma cos’è esattamente la lipoproteina(a) e perché merita attenzione?

La lipoproteina(a) è una particella simile al colesterolo LDL, ma con una caratteristica in più: è legata a una proteina chiamata apolipoproteina(a). Questa combinazione la rende particolarmente pericolosa per il sistema cardiovascolare.

La Lp(a) contribuisce infatti a due processi chiave: l’aterosclerosi, favorendo l’accumulo di placche nelle arterie e la trombosi, aumentando la tendenza del sangue a formare coaguli.

Il risultato è un aumento del rischio di eventi cardiovascolari gravi, anche in persone che, sulla carta, sembrano “in salute”.

A differenza del colesterolo LDL, la lipoproteina(a) dipende quasi esclusivamente dalla genetica. Dieta, attività fisica e stile di vita sano hanno un impatto minimo sui suoi livelli.

Questo significa due cose importanti:

1. una persona può avere valori elevati di Lp(a) pur avendo un colesterolo normale;

2. senza un dosaggio specifico, il problema può restare nascosto per anni.

Si stima che circa il 20% della popolazione abbia livelli elevati di lipoproteina(a), spesso senza saperlo.

Dosare la lipoproteina(a) permette di identificare un rischio cardiovascolare aggiuntivo non visibile con gli esami standard, spiegare eventi cardiovascolari “inspiegabili”, come infarti precoci in soggetti giovani o senza fattori di rischio tradizionali e migliorare la stratificazione del rischio, soprattutto in chi ha una storia familiare di malattie cardiache.

Le principali società scientifiche raccomandano oggi di misurare la Lp(a) almeno una volta nella vita, in particolare se c’è una familiarità per infarto o ictus precoce, se si sono verificati eventi cardiovascolari in età giovane, se il colesterolo LDL è alto e risponde poco alle terapie e se il rischio cardiovascolare appare sproporzionato rispetto ai fattori classici. Sapere di avere una Lp(a) elevata non deve creare allarmismo, ma consapevolezza. Al momento non esistono farmaci di uso comune in grado di ridurla drasticamente, anche se nuove terapie sono in fase avanzata di sviluppo.

Nel frattempo, la conoscenza del valore consente di intensificare il controllo degli altri fattori di rischio, come LDL, pressione, glicemia e fumo; adottare strategie preventive più aggressive e personalizzate; monitorare più attentamente la salute cardiovascolare nel tempo.

In altre parole, se non si può agire direttamente sulla causa, si può intervenire con decisione su tutto il resto.

Il dosaggio della lipoproteina(a) richiede un semplice prelievo di sangue e non deve essere ripetuto frequentemente, proprio perché il valore resta stabile nel corso della vita.

Eppure, nonostante la sua importanza, è ancora poco richiesto e poco conosciuto anche al di fuori degli ambienti specialistici. Questo rende la Lp(a) un vero e proprio “fattore di rischio silenzioso”.

La prevenzione cardiovascolare moderna va oltre i parametri classici e punta a una valutazione sempre più personalizzata. In questo contesto, la lipoproteina(a) rappresenta un tassello fondamentale.

Misurarla significa conoscere meglio il proprio rischio, anticipare i problemi e, potenzialmente, evitare eventi gravi. A volte, un singolo valore in più negli esami del sangue può cambiare il modo in cui ci prendiamo cura del nostro cuore. E quando si parla di salute cardiovascolare, sapere prima è spesso la migliore forma di prevenzione.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 30 gennaio 2026, ore 17,37. 

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