Salute&Benessere: Una cura per il Covid-19?

Una cura per il Covid, oltre ai vaccini pronti a sbarcare sul pianeta per risolvere il grande caso del 2020. E’ quanto mai interessante, oltre che di stretta attualità, l’argomento della settimana scelto dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, per la rubrica di grande successo e seguito “Salute&Benessere”…

Ogni giorno che passa abbiamo notizie incoraggianti. Sembra proprio che nel 2021 i vaccini e gli anticorpi monoclonali ci permetteranno di recuperare le libertà che ci ha tolto il coronavirus. Oggi cerchiamo di capire di più proprio sulla possibile cura con gli anticorpi monoclonali, che è stata tra le cure usate, in via sperimentale, dall’ormai ex presidente USA Donald Trump.

Oggi stiamo capendo che, nella maggioranza dei casi, il Covid-19 si risolve in 2-6 settimane grazie al lavoro del sistema immunitario che, ancora vergine al Covid-19, comincia a produrre con una certa lentezza anticorpi neutralizzanti e linfociti che aggrediscono il virus. L’infezione è acuta, non è mai cronica. Con una immunoterapia passiva non si fa altro che inondare l’organismo con anticorpi neutralizzanti specifici contro Covid-19 (nel nostro organismo esistono cento miliardi di anticorpi diversi) che aiuteranno il paziente a liberarsi del virus più in fretta. C’è poi un ulteriore vantaggio. Gli anticorpi monoclonali restano in circolo ancora per qualche settimana. Temporaneamente si forma ciò che stiamo cercando con un vaccino ideale: anticorpi neutralizzanti per tutta la vita. Se l’infezione è in corso l’anticorpo monoclonale aiuterà il sistema immunitario del paziente a risolvere rapidamente l’infezione. Se invece non c’è infezione l’anticorpo terapeutico è pronto ad agire contro il virus, rendendo quasi impossibile l’infezione che si presenta entro un paio di mesi. Gli anticorpi monoclonali, come detto, restano quindi in circolo per un periodo limitato di tempo. Si parla di una protezione di due/tre mesi, mentre la nota dottorezza Ilaria Capua, in TV, ha azzardato quattro mesi per Trump. È una questione di dosi ed è vero che gli anticorpi iniziano a dimezzarsi dopo quattro settimana comparsi. Ma Donald Trump sembra che abbia ricevuto una dose molto forte, 8 grammi, consentendogli di avere un effetto neutralizzante più a lungo, proprio in virtù dell’alta dose ricevuta.

In attesa di un vaccino la terapia monoclonale, proprio per la sua rapidità di azione potrebbe però essere utilizzata per proteggere una popolazione preziosa e a rischio: medici e infermieri che lavorano in terapia intensiva. Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi identici, in grado di legarsi a un solo determinante antigenico, sintetizzati in laboratorio da un clone di linfocita B. La maggior parte degli antigeni ha diversi determinanti antigenici, ognuno dei quali stimola la produzione di una miscela di anticorpi, ciascuno prodotto da un diverso clone di linfociti B.

I ricercatori hanno sintetizzato anticorpi monoclonali specifici per SARS-CoV-2 in modo da impedire al virus, attraverso meccanismi d’azione diversi, di attaccarsi al recettore ACE-2 della cellula ospite.

Il 9 novembre scorso, negli USA, la “Food and Drug Administration” (FDA) ha rilasciato l’autorizzazione all’uso in emergenza (EUA) della terapia sperimentale con anticorpi monoclonali “Bamlanivimab” per il trattamento di COVID-19 da lieve a moderato in pazienti adulti e pediatrici. Questa cura è autorizzata per i pazienti con risultati positivi del test virale SARS-CoV-2 diretto, che hanno un’età superiore a 12 anni e pesano almeno 40 chilogrammi e che sono ad alto rischio di progredire a COVID-19 grave e/o ricovero in ospedale. Sono inclusi coloro che hanno più di 65 anni o che hanno determinate condizioni mediche croniche.

Gli studi delle ultime settimane hanno dimostrato come questi anticorpi riducono l’ospedalizzazione o le visite al pronto soccorso correlate a COVID-19 in pazienti ad alto rischio di progressione della malattia entro 28 giorni dal trattamento rispetto al placebo. È una cura molto utile quindi, anche se non è autorizzata per i pazienti già ospedalizzati per COVID-19 o che necessitano di ossigenoterapia. Ricordiamo che gli anticorpi monoclonali sono proteine prodotte in laboratorio che imitano la capacità del sistema immunitario di combattere antigeni nocivi come i virus. Bamlanivimab è un anticorpo monoclonale specificamente diretto contro la proteina spike di SARS-CoV-2, progettato per bloccare l’attaccamento del virus e l’ingresso nelle cellule umane. Bamlanivimab, sigla tecnica LY-CoV555, è un anticorpo monoclonale potente, neutralizzante IgG1 (Mab) diretto contro la proteina spike della SARS-Cov-2. Funziona quindi come un antidoto, cioè viene somministrato nell’organismo umano per bloccare la carica virale e l’ingresso nelle cellule, neutralizzando così il virus, potenzialmente prevenendo e trattando il COVID-19 in modo da spegnere l’infezione sul nascere.

Non conosciamo, al momento, le possibili controindicazioni, così come non sono ancora chiari in Italia i costi di questa cura. Per questi motivi, è importante, con l’inizio della stagione invernale, rispettare le regole, così come, ricordare l’importanza di indossare la mascherina, lavarci spesso le mani e mantenere un corretto distanziamento interpersonale.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 27 novembre 2020, ore 18,13. 

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