
Solidarietà alla dottoressa ROSANGELA VITO, finita al centro di una ingiustificata polemica sui social dopo un pomeriggio di intenso lavoro. Il post è stato rimosso e attorno alla giovane professionista, in servizio a San Piero Patti e di recente nomina a Ficarra, si è manifestata anche una significativa solidarietà popolare. Interviene il dott. LUCA SCAFFIDI MILITONE (foto in alto). Il servizio…
MASSIMO SCAFFIDI
Una giornata particolarmente impegnativa, circa quaranta persone da assistere e la decisione di non proseguire le visite oltre le 18, anche a causa della stanchezza. È quanto sarebbe accaduto alla dottoressa Rosangela Vito (foto in basso), giovane medico di famiglia da poco in servizio a San Piero Patti, oltre che a Ficarra dopo la recente nomina, finita al centro di una polemica su Facebook.

Alcuni commenti avrebbero messo in discussione la sua professionalità, arrivando persino ad auspicarne il licenziamento. Il post che aveva originato la discussione è stato successivamente rimosso. Ma accanto alle critiche è emersa anche una forte solidarietà nei confronti della dottoressa, con cittadini che ne hanno difeso il lavoro e il diritto al rispetto.
A intervenire pubblicamente è stato il dott. Luca Scaffidi Militone, medico di medicina generale, con una riflessione che va oltre il singolo episodio. «Ho letto con profondo dispiacere un post pubblicato su un gruppo Facebook dedicato a San Piero Patti e, soprattutto, i commenti che ne sono seguiti. Una deplorevole gogna sui social, che merita una presa di posizione netta».
Il giovane medico racconta di aver parlato con la collega, che gli avrebbe riferito di aver dovuto gestire un afflusso di circa quaranta persone, a maggior ragione in un contesto nuovo dove l’analisi clinica del paziente diventa necessaria e si prende il suo tempo. «Un medico che riconosce di non poter proseguire mantenendo la necessaria lucidità non dimostra scarsa volontà di lavorare: può, al contrario, dimostrare rispetto per la sicurezza dei pazienti». La vicenda si inserisce in una realtà che conosce bene le difficoltà della sanità territoriale. Dal 2023, dopo la prematura scomparsa dell’apprezzato dott. Beppe Forzano e il trasferimento di un’altra professionista, San Piero Patti ha dovuto affrontare la carenza di medici di famiglia. «Il paradosso è che una comunità già duramente colpita dalla carenza di medici, rischi, con simili atteggiamenti, di scoraggiare proprio quei professionisti che potrebbero garantirle assistenza. E ritrovarsi nuovamente senza medico».
Luca Scaffidi Militone richiama anche le responsabilità organizzative del sistema sanitario: prescrizioni, certificazioni e adempimenti che troppo spesso vengono rimandati al medico di famiglia, aumentando il carico degli ambulatori. «Troppo spesso gli specialisti ospedalieri e ambulatoriali rimandano al medico di famiglia pazienti ai quali avrebbero dovuto rilasciare direttamente le prescrizioni per gli accertamenti successivi o per le terapie di propria competenza».
Ma il cuore del suo intervento rimane la difesa della dignità professionale e umana della collega. «Anche quando lavora più di quanto richiesto, un medico conserva il diritto di essere stanco, di fermarsi e di avere una vita oltre la professione. Non è una macchina né una risorsa inesauribile».
La solidarietà manifestata da parte della comunità rappresenta, in questo contesto, un segnale importante: il disagio per una visita mancata non deve cancellare il riconoscimento del lavoro di chi garantisce quotidianamente un servizio essenziale. «Alla dottoressa Rosangela Vito esprimo tutta la mia solidarietà umana e professionale, con l’augurio che non si lasci scoraggiare e possa trovare il rispetto e la collaborazione che merita». E conclude con parole che restituiscono il significato dell’intera vicenda: «Una dottoressa che si ferma dopo aver lavorato non deve vergognarsi di essere stanca. Dovrebbe vergognarsi chi ha pensato di trasformare quella stanchezza in motivo di scherno». Perché, come ricorda il dott. Scaffidi Militone: «il diritto alla salute non può trasformarsi nella pretesa che chi si prende cura degli altri rinunci alla propria».
Edited by, mercoledì 28 ottobre 2026, ore 12,52.