S.Stefano di Camastra: Violenza sessuale di gruppo aggravata, tre giovani assolti in appello

La Corte d’Appello di Messina ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, tre giovani di Santo Stefano di Camastra, CARMELO ALESSANDRO TODARO, ALESSIO PULVINO e MARCO MARIA PULVINO, difesi dagli avvocati LUCIO DI SALVO (foto in alto) e NINO FAVAZZO (foto in basso nel servizio), che erano stati accusati e condannati in primo grado per violenza sessuale di gruppo aggravata nei confronti di una ragazza di origine rumene, all’epoca dei fatti diciassettenne. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

La Corte d’Appello di Messina (presidente Bruno Sagone, componenti Daria Orlando e Daniela Urbani) ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, tre giovani di Santo Stefano di Camastra, Carmelo Alessandro Todaro, Alessio Pulvino e Marco Maria Pulvino, difesi dagli avvocati Lucio Di Salvo, del foro di Patti e Nino Favazzo, del foro di Messina, che erano stati accusati di violenza sessuale di gruppo aggravata nei confronti di una ragazza di origine rumene, all’epoca dei fatti diciassettenne. Una decisione che segna una svolta radicale in una vicenda giudiziaria lunga e dolorosa che ha avuto ampia risonanza mediatica.

L’avvocato Nino Favazzo

Quanto si legge nel dispositivo di sentenza pronunciato dalla Corte d’Appello ha completamente ribaltato la decisione del Tribunale di Patti, che aveva disposto pesanti condanne per i giovani imputati nel giudizio di primo grado: 7 anni e 6 mesi di reclusione per Todaro e Alessio Pulvino, ritenuti gli autori materiali della violenza di gruppo e 6 anni per Marco Maria Pulvino, dall’accusa considerato il concorrente morale.

Una pronuncia che segna un punto fermo e che affonda le sue radici in un lavoro difensivo lungo, meticoloso e determinato che, riuscendo a far emergere la lacunosità delle motivazioni della sentenza di condanna di primo grado, ha indotto la Corte d’Appello a disporre la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale con una perizia sulla capacità a testimoniare della persona offesa, costituita parte civile e un nuovo esame della stessa. Decisivo, quindi, è stato il lavoro difensivo proseguito in appello dagli avvocati Lucio Di Salvo e Nino Favazzo che hanno saputo riportare all’attenzione della Corte d’Appello un quadro probatorio sostanzialmente analogo a quello già emerso in primo grado ma ancora più marcato nelle sue contraddizioni e nelle sue zone d’ombra, proprio laddove la sentenza di condanna aveva omesso di confrontarsi davvero con gli elementi di verifica offerti dalla difesa. Una vicenda giudiziaria che si chiude così con un’assoluzione piena per tutti gli imputati, dopo anni segnati da un’accusa devastante e da una condanna che, oggi, la Corte d’Appello ha ritenuto non sostenuta da prova adeguata.

Edited by, venerdì 3 aprile 2026, ore 10,36. 

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