SALUTE&BENESSERE: CONSUMO DI SALE E MORTE PREMATURA

Diversi studi sono stati condotti negli anni per verificare la connessione tra il contenuto di sale nei cibi e l’insorgenza di varie patologie, tra cui l’aumento della pressione arteriosa che è il principale responsabile di infarto e ictus. Un argomento quanto mai interessante quello proposto questa settimana dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, per la rubrica “Salute&Benessere”. Il servizio…

Diversi studi sono stati condotti negli anni per verificare la connessione tra il contenuto di sale nei cibi e l’insorgenza di varie patologie, tra cui l’aumento della pressione arteriosa che è il principale responsabile di infarto e ictus.

In condizioni normali il nostro organismo ha bisogno di piccole quantità di sodio, circa 393 mg, che corrispondono a 1 grammo di sale da cucina (cloruro di sodio).

Attraverso l’alimentazione, però, un italiano introduce in media 10 gr di sale ogni giorno se consideriamo quello normalmente contenuto negli alimenti che si somma a quello aggiunto.

Come raccomanda l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), però, ogni giorno bisognerebbe consumare meno di 5 gr di sale da cucina, tra quello già presente e quello aggiunto, che corrispondono a circa 2 gr di sodio.

Per dare un’idea più chiara, 5 gr di sale sono circa quelli contenuti in un cucchiaino da the.

Da uno degli ultimi studi condotti analizzando la frequenza di consumo di sale a tavola e il sodio escreto con le urine nelle 24 ore in oltre 500.000 uomini e donne afferenti alla UK Biobank, è emerso che la frequenza con la quale si aggiunge sale ai pasti determina un maggiore apporto di sodio nell’arco della giornata, e si associa a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e a una minore aspettativa di vita.

In particolare, nel corso di 9 anni di follow-up, il rischio di morte prematura, e cioè prima dei 75 anni, è risultato maggiore del 28% per coloro che salavano frequentemente gli alimenti a tavola rispetto a coloro che non erano abituati a farlo o che lo facevano solo raramente. Inoltre, l’aspettativa di vita all’età di 50 anni per le donne e per gli uomini che erano abituati ad aggiungere regolarmente sale ai propri cibi risultava ridotta, rispettivamente, di 1,5 e 2,2 anni, rispetto ai coetanei che non salavano mai o raramente. Il consumo di alimenti ricchi in potassio, come frutta e verdura, attenuava invece, almeno in parte, l’associazione osservata tra l’aggiunta di sale agli alimenti e la mortalità.

Questi risultati suggeriscono quindi che anche una modesta riduzione dell’assunzione giornaliera di sodio, attuabile riducendo semplicemente la frequenza di consumo di sale a tavola, possa comportare sostanziali benefici per la salute pubblica. Non va tuttavia sottovalutato che l’aggiunta di sale a tavola può anche semplicemente riflettere la preferenza per cibi più appetibili e rappresentare quindi un marker di stile alimentare e di vita inappropriato.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

ISABELLA SALVIA

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 1 dicembre 2023, ore 17,45. 

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